Per tanto tempo ho osservato incredulo gli uomini senza tempo. Sono una razza davvero strano, quasi inquietante. Non hanno il controllo della loro giornata, del loro tempo, della loro agenda, della loro vita. Qualcuno, spesso più persone, cesellano la loro giornata con minuzia quasi maniacale. Prendono appuntamenti, ne disdicono, ne modificano, decidono cosa è il caso di fare e per quanto tempo. Prendono accordi con altri gestori di agende, cercando la convergenza per un incontro, in continuazione. Lo strumento di coordinamento è affascinante. Il pool di persone che coordinano la vita dell'uomo senza tempo hanno di solito un accesso distribuito ad un sistema agenda, che controllono in tempo reale. Tutti con diritti di allocare un piccolo spazio. Tipicamente con slot di 30 minuti. A volte in città differenti, ma è un dettaglio non significativo. L'uomo senza tempo subisce e applica la propria agenda, la esegue. E' sua facoltà dare una impronta generale, alcune regole. E' sua facoltà inserire eventuali esigenze familiari, seppure meglio se in orari tardi e non ad intersecare altre potenziali azioni. E' sua facoltà prendere in proprio appuntamenti, seppure questi sono mal visti e di solito si scontrano con altre decisioni, per cui è molto meglio non farlo. Il weekend è libero. Del resto si chiama weekend. E l'uomo senza tempo lo passa a studiare come sarà il suo senza tempo della settimana prossima, scoprendo realtà spesso inattese, spesso da modificare. L'uomo senza tempo ha un aggiornamento, in tempo reale, sul proprio cellulare, relativo a dove deve essere e a cosa deve fare. Finalmente ho chiaro il senso di un sistema push. Push significa che ogni singola variazione dell'agenda, evento quasi continuo, viene notificata in tempo reale e l'agenda dell'uomo senza tempo così è sempre perfettamente allineata, ovunque lui sia nel mondo. Avere un sistema tradizionale è arduo, costringe a fare continui poll per vedere cosa è accaduto, cosa si è modificato, se si sta andando nel posto giusto, e per quanto tempo ci si può restare. Da 2 mesi sono diventato un uomo senza tempo. E' un'esperienza strana. Potrei dire una moderna forma di schiavitù con consenso. Non c'è modo di ribellarsi e forse è il modo più efficente per vivere una esperienza di direzione, ma lascia anche l'idea di non essere più padroni di se stessi e di poter dedicare alla persona o all'argomento che si ha di fronte un tempo limitato e non sufficiente. Sicuramente è uno strumento per prendere delle decisioni veloci. Siate dolci con gli uomini senza tempo, di tempo non ne hanno soprattutto per se stessi.
6 comments:
L'uomo senza tempo deve imparare a recuperarne le briciole usando la meravigliosa casella di spunta "privato". Usata (ma non abusata) aiuta a ricostruire brandelli di tempo. Il confine fra l'uso e l'abuso deriva solitamente da contrattazione implicita con i propri stakeholder. A meno ovviamente di godere di vero immenso potere.
:-)
Parlo da figlio di un "uomo senza tempo", il tema mi riguarda da vicino.
Mio padre è stato un "uomo senza tempo" per tutta la durata della mia gioventù, ora capisco le motivazioni e le azioni di mio padre.
Alle volte cavalcando determinate onde in detrminati mari si finisce a dover nuotare molto più intensamente di altri.
Per alcuni non è comprensibile, per altri si, ma la cosa non importa.
Io devo dire che dal canto mio non guidico le sue scelte, mi limito a passare con lui il poco, ma molto piacevole, tempo che mi può dedicare :)
Io, invece, parlo da ex-uomo senza tempo che cercava di averne di più: per sé e la sua famiglia. Salvo scoprire, una volta raggiunto l'obiettivo, che quel tempo era diventato sin troppo lungo da riempire. E anche molto impegnativo quando, al posto di stakeholders, ti trovi di fronte dei figli da crescere che richiedono slot di attenzione senza preavviso, senza appuntamento, a qualsiasi ora del giorno (e della notte).
A volte può anche essere comodo fare gli uomini senza tempo. Non vorrei che questo infinito rituale di "incontri e confronti" ce lo fossimo inventati noi maschietti proprio per fuggire da ben più complicate responsabilità.
Credo che un altro modo (e un altro mondo) sia possibile :-)
Parlo da moglie (e madre dei figli) dell'uomo senza tempo e devo dire che questa condizione non è sempre facilissima da gestire...la cosa più strana è che, nonostante io abbia l'immenso potere di inserire autonomamente "appuntamenti" nell'agenda del mio uomo senza tempo, evito volontariamente di farlo, cedendo all'esigenza superiore di chiedere (raramente, ovvio) alla sua segretaria uno slot (sempre di trenta minuti, per non fare favoritismi) tutto per me, che lei solitamente mi concede, bontà sua, e inserisce nell'agenda con intestazioni del tipo "bimbi", o "casa"...forse ora capirete perchè le mie amiche mi chiamano affettuosamente "la ragazza madre"... ma non disperate per me, per fortuna ci sono le chat: non immaginate quante comunicazioni e decisioni familiari possono essere trasmesse in poche righe di testo ;)
è spaventosa la tecnologia che c'è dietro agli strumenti dell'uomo senza tempo. Aggeggi le cui batterie non si scaricano mai, e in ogni momento vibrano, sussultano, ansimano, ordinano. Strumenti candidati a poter essere innestati sottocute, per creare un esercito di uomini senza tempo e dopo un po' anche senza patria, poichè le multinazionali che li applicano sistematicamente ai propri manager pretendono risposte in temporeale ovunque sei, qualunque cosa stai facendo, qualunque ora. Mi sono liberato di questi aggeggi dopo due anni di inferno. La sensazione i primi tempi era come quando smetti di fumare: per un po' ti va comunque la mano in tasca, poi ti senti tagliato fuori dal mondo, poi finalmente riassapori la libertà di stare con la famiglia quando loro lo vogliono.
ho fatto per venticinque anni la donna senza tempo. E con un buco di otto - dieci ore tutto a disposizione. Delle notizie. Eventi che ci sono ma che non conosci prima, tanto peggio se sono di cronaca nera (1 su 25 anni, per fortuna). Non c'erano neppure i telefonini, ma l'agenda di carta era uguale. E uguali sono le mie senzazioni, ora, 25 anni "dopo", a quelle che indicava Alberto. Però è vero, quella vita ce la siamo invetata noi uomini (e donne con qualcosa - virtuale - di analogo)per evitare di "vivere". Attenzione quindi, se si entra nel tunnel del senza tempo preparare i fari abbaglianti per quando dal tunnel si esce...
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