Monday, October 27, 2008

Formula Uno Tecnologica ?

Ho guardato la formula uno preso dal brivido delle curve, dalla lunghezza dei rettilinei, dall'emozione dei sorpassi, dalla speranza che qualcuno rompesse, dall'ebrezza del cambio ruote, dal sentore lontano dell'incidente, antico ricordo di un autoscontro cresciuto. Eppure, l'atto di sfida, di primeggiare, ha sempre avuto componenti varie, dal pilota alla macchina, dal motore all'ereodinamica, dal propellente alle ruote. Una sfida di fattori, una insalata di parametri, che alla fine rappresentano il tutt'uno della corsa. Tanti regolamenti, per impedire il troppo, per garantire un bilancio arduo tra divertimento e sicurezza, tra interessi e corporazioni. In tutto questo, dove la tecnologia ormai trasuda in ogni dettaglio, lo scopo macroscopico si è perso, e per me, con esso, anche l'interesse. Lo scopo era sperimentale. Nuove tecniche, nuovi materiali, nuove soluzioni. Un laboratorio competitivo, non finalizzato alla mera vittoria, ma alla tecnologia da dispiegare, poi, nelle case, nelle auto di serie, nel mondo. Un pò l'andare nello spazio per imparare meglio a fare le cose che mi servono per la mio ufficio, per la mia cucina, per il mio oggi. E allora, oggi sogno una formula uno senza petrolio. Una formula uno dove la sfida sia di andare veloce, inquinando zero. Una formula uno ad idrogeno, a vento, a sole, a protoni, a elettroni, a qualsiasi cosa, purchè la sfida diventi trovare qualcosa che non puzzi, non inquini, non sia cancerogeno, sia veloce, usabile ed appassionante. Ecco la strada, maestra, ancor prima dell'ecoincentivo, ancor prima dell'ecosolidale. La formula uno deve tornare nelle nostre case, come una speranza di innovazione verde, veloce, vicina.

Saturday, October 4, 2008

Gli Statali si Licenziano ?

E' un fenomeno strano e inconsueto. Molti conoscenti ed amici, statali, si stanno licenziando dai loro ruoli. Stanno uscendo dalla macchina statale. Attratti o affascinati dal privato. Un trend in aumento. Qualcosa di assurdo rispetto all'antico dettame, che voleva il posto statale come il coronamento della sicurezza, della tranquillità e del posto fisso. Oggi si scappa. Si scappa forse perchè le prospettive di carriera non ci sono più, perchè tutto pare non solo fermo ma anche in recessione, in contrazione, in diminuzione. I bravi, coloro che sono stati convinti a fare gli statali, ma che spesso neppure si rendono conto che il loro datore di lavoro è davvero lo stato, che lavorano anche e soprattutto per il gusto di fare, stanno perdendo il senso dell'insieme, dell'unità e dell'utilità. Semplicemente, migrano in lavori dove possono ritrovare i loro ideali e possono indirizzare un futuro più possibilista e meritocratico. I bravi, sono coloro che hanno nel dna la parola riconversione, che non hanno paura delle sfide, e che hanno un patrimonio di conoscenze e capacità comunque e ovunque invidiabile. Non tutti, purtroppo, abbracciano la categoria dei bravi. Oppure è stanchezza, perchè seppur consci di fare parte di una grande cosa pubblica, è difficile resistere all'insulto continuo, quasi generalizzato, che pubblico significa non lavorare, non fare, non essere utile, quasi si arrivi ad essere un ladro di beni e soldi, non del vicino, ma ancor peggio della collettività tutta. E così molti se ne vanno. Ed è una perdita, spesso di alte professionalità, di profili costruiti con difficltà e non sempre così semplici da sostituire. Che cosa succede se una mattina tutti gli statali si licenzieranno ? In una azienda una tale situazione declinerebbe il fallimento, ma nello stato ?