Sunday, July 19, 2009

Punti di confine ?

La sera, il tramonto. Un momento magico, proprio qualche istante dopo. Il crepuscolo. Uno scenario misterioso, dove la notte si sostituisce al giorno, la natura esegue la capriola di una metamorfosi, i venti si smarriscono, le certezze diventano più lievi, il cuore lamenta qualche battito disperso, il cielo si colora di sfumature fuori pantone. Il passo della notte, felpato, fa capolino sui tetti rossi, rossi di crepuscolo, rossi di umanità pulsante, rossi di stanchezza.

La mattina, l'alba. Un momento vacuo, proprio qualche istante prima. L'aurora. La grande nanna volge al termine. Resisti alla nuova luce. Resisti alla frenesia di quello che sarà. Resisti al mistero che scompare, catturando il sapore dell'ultimo sogno. Resisti, ma il formicaio si allaga. L'ingranaggio del giorno, sonoro preludio a quello che sarà, cronometrico ingresso al ricordo del buio senza tempo, accelera accelera accelera.

Fare, con il gusto di creare. Non importa cosa. L'importante è scolpire, difficile sapere cosa. Asimov un giorno mi ha sussurato: ... in cambio, aveva il dono quasi soprannaturale di vedere subito l'applicazione di una teoria, in modo di servirsene. Nel gelido blocco di marmo della struttura astratta, riusciva a scorgere, senza difficoltà evidente, il disegno complicato di un congegno meraviglioso: il blocco si apriva come per un tocco magico e al suo posto resta il congegno ...

Respirare, l'atto democratico dell'aria. L'aria è di tutti. Quella che respiri tu, è la stessa che respiro io. Non lo stesso tipo. Proprio la stessa aria. Quella che esce dai tuoi polmoni, in qualche modo, poi entra nei miei, non ci puoi fare nulla. Tu allora sei un pò me. Tu allora vivi come me. Tu allora scappi come me. Tu allora sogni come me.

La casa e l'ambiente. Ma soprattutto, la veranda. Un pò casa un pò fuori. Interfaccia tra intimità e esteriorità. Il tuo mondo si trasforma nel nostro mondo. Vedetta di osservazione, arena di attesa, trastullo di un dondolio che rallenta i secondi. Legno, mi piace pensarla di legno, spaziosa, luminosa, importante, profumata. E dietro, forse nulla.

Piangere, silenzioso momento di ricongiungimento con se stessi. Ti scuote forte, come una ventata di quelle che ti senti volare. Pinagere di nascosto. Piangere tanto. Tenere lungo il pianto, fino a sfogare tutto, fino a vibrare tutti. Orgasmo di lacrime. Respiro interrotto. Intanto, si inzuppa la pagina di lacrime, la pagina responsabile, la pagina speciale, la pagina che vale il libro tutto.

Tanti confini, tanti crepuscoli, tante aurore, tante sculture, tanto respirare, tante verande, tanto piangere. Tanti punti differenti. Tanti confini differenti. La domanda è qual'è il tuo punto di confine ?

Sunday, July 12, 2009

Cicli di Cooptazione ?

Quando tu occupi un posto ed una posizione, sei in qualche modo investito dal pensiero di chi ti seguirà. Ne sei investito sia se effettivamente sei deputato alla scelta, sia se sei lontanissimo da poter esprimere anche un benchè minimo parere. In pratica, ti senti responsabile per le azioni di quel ruolo, e per mantenere anche solo un ricordo di importanza per quella posizione da te ricoperta, devi fare in modo che venga protetta, mantenuta e rafforzata. Rappresenta una tua memoria. Ecco che si innestano due processi interessanti: la diffidenza alla variazione se non per aumento dell'estensione ed importanza della posizione, la cooptazione nella ricerca di un degno successore. Il primo fenomeno è di ostacolo all'innovazione di processo e si scontra contro il presupposto che le mansioni complessive siano costanti, quindi se una aumenta un'altra, tipicamente, tende a diminuire. Il secondo fenomeno è palesamente un processo contrario alla trasparenza e volendo alla gestione democratica di una qualsiasi entità. Interessante una osservazione di ciclicità. Tipicamente la scelta del successore ti porta a trovarne uno sufficientemente in gamba per mantenere lustro della posizione ma comunque non superiore alle tue qualità, per mantenere comunque un ricordo della tua impronta. In pratica, la tendenza è al peggioramento. Ed è un peggioramento continuo, come se fosse una lenta degradazione. Sino ad un limite. La selezione di qualcuno che non ha l'arguzia di selezionare uno peggiore di se. Questo innesca una ciclicità, con interruzione al momento in cui il livello si è abbassato sotto la soglia di comprensione dell'arguzia del nuovo occupante. Spesso ad arguzia corrisponde capacità. Interessante poi estendere il ragionamento di ciclicità al contesto locale o globale. Nel contesto locale, ad esempio quello aziedale, posizioni analoghe con funzioni differenti tendono ad unificarsi nel livello degli occupanti. I motivi sono diversi, tra questi: la mobilità interna, i tavoli di confrontio i tavoli di concertazione. Ma allora questa uniformità locale può diventare una uniformità più globale, direttamente mostrata anche dal classico "tu" di ruolo, forma cameratesca interaziendale di parificazione e semplificazione dei rapporti. Ecco che la ciclicità della posizione può diventare una ciclicità dell'andamento o del rendimento locale, sino ad una ciclicità più globale. Lontane da me sono le evidenze per spiegare con la cooptazione la ciclicità di macroeventi, tra cui sicuramenti quelli economici, ma forse questa è una spiegazione. La soluzione potrebbe essere, semplicemente, la meritocrazia, però misurata sul serio. Si potrebbe almeno alterare cicli di cooptazione a cicli di meritocrazia. Così... per provare !

Saturday, July 4, 2009

Rosso di sera ?

I semafori, questi amici. L'estate avanza, torrida. Tu sei fermo. Solitario. 5 Corsie. Solo tu. L'asfalto fuma. Una fata morgana ti accompagna, ti anticipa. Sembra quasi che a breve incontrerai un lago fresco. Appunto, si chiamano miraggi. E il tempo passa. E nessuno occupa l'incrocio. E tu aspetti. Caldo. Caldo ovunque. Un enorme fohn. Finalmente verde. Acceleri, senti l'aria addosso, ricordi quando era tra i capelli, ricordi, perchè i capelli non ci sono più, ricordi, perchè il casco isola protegge e mette sottovuoto ma anche sottocaldo. Rosso. Un'altro. 150 metri di libertà. Nessuno in giro. Solo. Rosso. Attendi. Pensi. Pensi al perchè stai aspettando. Pensi a cosa stai aspettando. Pensi alle dita in segno di vittoria, internazionale momento di condivisione ,tra cavalieri d'acciaio. Pensi che la sicurezza è bella, ma anche la libertà non scherza. Pensi ad un cavaliere sul suo cavallo, imbrigliato e legato. Ed è subito verde, un subito lento. Nuovo rosso. E ripensi alle onde verde di New York, quelle che vedi da Harlem la sera e le vedi scattare veloci verso sud, e non riesci a stargli dietro, quasi neanche con gli occhi. E ti chiedi... perchè sono solo, non c'è nessuno e sto aspettando. E' una solitudine calda. E perchè sto aspettando tanto. Gocce di sudore scandiscono i secondi. Vengono in mente i semafori con il countdown, almeno sai cosa ti aspetta. Qui non lo so, so solo che è rosso, la sera diventa il miraggio. Il cavallo scalpita. L'ingegnere che è in me si chiede perchè non ci sia un sistema che fa scattare i semafori in sequenza e perchè devo inquinare un incrocio quando nessuno lo utilizza. Poi si chiede quale sarebbe il reale impatto di spegnere il motore ad ogni incrocio, oppure il costo per evitare di farlo. E intanto, il caldo, aumenta. La mente vola. La piega diventa un sogno. La sera si avvicina. I semafori sono ancora tanti. Rosso di sera.