Wednesday, December 31, 2008

Crisi ?

Esistono dati di economia reale, mi dicono.

Domani mattina un lavoratore che opera su un mercato protetto si sveglia, e gli dicono che c'è la crisi. Il suo lavoro, il suo stipendio, il suo tenore di vita non è a rischio, appunto, è protetto. La crisi, qualsiasi cosa sia, lo spaventa. La reazione è quella di aumentare la parte di stipendio rivolta al risparmio e diminuire i consumi. Ecco che la paura di crisi ha generato crisi.

Un altro lavoratore ha comprato una casa a 100, di cui 80 prestati e 20 suoi. Dopo un anno la casa ne vale 150 perchè il mercato immobiliare è migliorato. Il lavoratore sente di avere un capitale proprio di 150-80=70, senza contare quanto ha restituito del prestito. Forte di questo chiede un nuovo prestito da 130, riscatta il prestito da 80, ha sempre 20 investiti sulla casa e 50 disponibili, che spende. Dopo un altro anno la casa vale 200. Stesso gioco, prestito da 180, altri 50 disponibili, sempre 20 investiti sulla casa. Dopo qualche anno il nostro lavoratore può avere un prestito da 500, sempre i soliti 20 investiti sulla casa, che forse sono diventati 30 perchè una quota minima del prestito è stata ritornata. Domani mattina c'è la crisi, il lavoratore ha un prestito da 500 ma la casa si deprezza e vale 100, come all'origine. Pagare 500 per un bene 100. Inoltre, senza più poter fare il gioco del 50 all'anno.

Dov'è l'economia reale, è difficile da capire. Però, se una mattina ci svegliamo tutti, nel mondo, fratelli per un attimo con un'ondata di ottimismo, possiamo pensare che la crisi non ci sia più e quella sparisce ? Più facile per chi la teme, più difficile per chi vede deprezzare beni e può tornare a spendere solo se c'è chi paga. Allora, è una questione psicologica o è una questione reale ?

Thursday, December 4, 2008

PILLOLA Gocce ?

Non riesco a smettere di piangere, non so perchè, è come quando piove, forte, si sentono le gocce.

Tuesday, November 25, 2008

PILLOLA: Figlie ?

Tutto quello che non riesco a fare per una, lo devo fare anche per l'altra !

Sunday, November 23, 2008

L'Economia dell'Errore ?

Un sistema basato sugli errori, nello sviluppo dell'economia dell'errore.

Compri qualcosa che non ti piace, per errore, almeno sostieni, e la riporti indietro, al supermercato, dopo alcune ore. Avevi pagato con una carta di credito, ti fai ridare indietro i soldi in contanti. Hai in mano dei soldi, che sono un credito. Poi, ti dimentichi dell'acquisto, e ripudi il pagamento sulla carta, adducendo l'errore. Tutto per errore. Soldi, in tasca, per errore. Hai lanciato almeno dieci procedure di gestione degli errori. Hai generato un mostro, con procedure informatiche di gestione dell'errore, che spesso, daranno errore.

Qualcuno ti chiama e ti offre un servizio telefonico assolutamente conveniente. Mentre lo ascolti, temi, temi l'errore. Potresti dire di no, ma forse non hai capito la domanda. Magari aveva la chiarezza referendaria della doppia o tripla negazione, esercizio di logica quasi filosofica, errore dell'errore. Non sai che cosa hai detto. Ma ti trovi con il telefono che non funziona più, hai la banda larga senza sapere cosa sia, non puoi tornare al gestore precedente e, comunque, hai perso una tariffa che avevi da 10 anni e che non fanno più, perchè era conveniente, e il sistema restituisce errore se tentano di reinserirla. L'incubo del call center ti porta a conoscere gli accenti del mondo ma a confonderti le idee maggiormente, aggiungendo errori. Dopo 2 mesi scopri in bolletta che hai comprato servizi ed oggetti. Peccato che gli oggetti siano stati persi, per errore. Inizia la gestione dell'errore, lunga. La conciliazione è uno strumento importante, per ascoltare l'errore, a volte anche per risolverlo.

Cambi macchina. L'errore è un leone in agguato. Devi armonizzare la rottamazione, gli ecoincentivi, il non pagamento del bollo, i sovraincentivi del concessionario, gli incentivi della casa madre, il contratto di assicurazione, i documenti di intestazione. Non puoi non commettere errori. Magari leggi il vademecum della procedura, per poi scoprire che contiene errori. Magari leggi il contratto dell'assicurazione, per poi scoprire che i termini sono errati, o meglio, interpretati. Ad esempio, ti dicono che occorre lo stesso proprietario, ma pensano alla stessa proprietà, tu per errore allora intesti la tua macchina anche ai tuoi figli, stesso proprietario, diversa proprietà, da classe 1 a classe 14. Semplice. Un piccolo errore.

Arriva la bolletta. In domiciliazione automatica. 4000€. Quattromila. L'errore è evidente, riconosciuto, noto. Il che significa solo che mi ridaranno, un giorno, un buono, per quella cifra, in servizi. Peccato che mi ci vorranno 5 anni per consumarli, questi servizi. Un errore per creare fidelizzazione. Oppure, posso bloccare la domicialiazione di quella bolletta. Forse. Mi immergo nei call center. Vado a piedi in filiale. Annotano. Non annullano, annotano. Tremo, chissà che accadrà. Nel frattempo chiedo un prestito, magari così non vado in rosso, se non hanno bloccato la domiciliazione, se l'annotazione ha avuto effetto. Chissà...

Errori, sempre in aumento. Errori così raffinati che non riesci a capire se sia truffa, caso o volontà. Errori che alimentano procedure e flussi sempre più complessi. Errori che allontano il cliente, creando un autentico rapporto di sfiducia. L'economia dell'errore è economia di sfiducia.

Tuesday, November 18, 2008

Pedala ?

Adoro le biciclette più di ogni altra cosa al mondo. Ascolto da anni esterrefatto racconti di soggetti che fanno 15.000Km in una stagione, altri che ogni mattina "escono" alle 4 e pedalano orgogliosi per 4 ore, poi lavorano, freschi come rose. Soggetti che vanno al mare in bicicletta, considerando quella la minima distanza per "scaldare" la gamba. Ecco, tu acceleri in montagna, e dietro una curva, improvviso, trovi una schiera orizzontale di biciclette, mille colori di vestiti allineati, una lenta struttura mobile ma semirigida, quasi un fluido, presente ovunque. Il ciclista non vede righe, non vede semafori, non vede stop, non vede pedoni. Il ciclista pedala, il resto è ambiente. Pedala. Il codice della strada è ignoto al ciclista, anzi, pare sia scritto nell'antitesi del suo comportamento. Nessuna luce alla notte. Le curve si tagliano. Il marciapiede è una estensione della carreggiata. Il rosso è un colore come un altro. Le auto hanno molti meno diritti di esistere. Nessuna assicurazione è richiesta. Pedalare, sempre e comunque. Il Ciclista è un pò come un antico cavaliere, in un eterno combattimento con la strada, con i kilometri, con il suo corpo, con il tuo spazio. Pedala e rimani in zona aerobica., un imperativo categorico. Il ciclista non è un uomo, è una macchina all'unisono con la bicicletta, un tutt'uno, che pedala. A volte penso che il ciclista sia uno degli ultimi eroi. Incurante della società. Pedala. E' davvero un peccato che non paghi una piccola tassa per esistere, inopportuna, come tutte le tasse, per usare un qualcosa di comune. Ho voglia di pedalare lontano. Lontano, soprattutto dai ciclisti che mi investono.

Monday, October 27, 2008

Formula Uno Tecnologica ?

Ho guardato la formula uno preso dal brivido delle curve, dalla lunghezza dei rettilinei, dall'emozione dei sorpassi, dalla speranza che qualcuno rompesse, dall'ebrezza del cambio ruote, dal sentore lontano dell'incidente, antico ricordo di un autoscontro cresciuto. Eppure, l'atto di sfida, di primeggiare, ha sempre avuto componenti varie, dal pilota alla macchina, dal motore all'ereodinamica, dal propellente alle ruote. Una sfida di fattori, una insalata di parametri, che alla fine rappresentano il tutt'uno della corsa. Tanti regolamenti, per impedire il troppo, per garantire un bilancio arduo tra divertimento e sicurezza, tra interessi e corporazioni. In tutto questo, dove la tecnologia ormai trasuda in ogni dettaglio, lo scopo macroscopico si è perso, e per me, con esso, anche l'interesse. Lo scopo era sperimentale. Nuove tecniche, nuovi materiali, nuove soluzioni. Un laboratorio competitivo, non finalizzato alla mera vittoria, ma alla tecnologia da dispiegare, poi, nelle case, nelle auto di serie, nel mondo. Un pò l'andare nello spazio per imparare meglio a fare le cose che mi servono per la mio ufficio, per la mia cucina, per il mio oggi. E allora, oggi sogno una formula uno senza petrolio. Una formula uno dove la sfida sia di andare veloce, inquinando zero. Una formula uno ad idrogeno, a vento, a sole, a protoni, a elettroni, a qualsiasi cosa, purchè la sfida diventi trovare qualcosa che non puzzi, non inquini, non sia cancerogeno, sia veloce, usabile ed appassionante. Ecco la strada, maestra, ancor prima dell'ecoincentivo, ancor prima dell'ecosolidale. La formula uno deve tornare nelle nostre case, come una speranza di innovazione verde, veloce, vicina.

Saturday, October 4, 2008

Gli Statali si Licenziano ?

E' un fenomeno strano e inconsueto. Molti conoscenti ed amici, statali, si stanno licenziando dai loro ruoli. Stanno uscendo dalla macchina statale. Attratti o affascinati dal privato. Un trend in aumento. Qualcosa di assurdo rispetto all'antico dettame, che voleva il posto statale come il coronamento della sicurezza, della tranquillità e del posto fisso. Oggi si scappa. Si scappa forse perchè le prospettive di carriera non ci sono più, perchè tutto pare non solo fermo ma anche in recessione, in contrazione, in diminuzione. I bravi, coloro che sono stati convinti a fare gli statali, ma che spesso neppure si rendono conto che il loro datore di lavoro è davvero lo stato, che lavorano anche e soprattutto per il gusto di fare, stanno perdendo il senso dell'insieme, dell'unità e dell'utilità. Semplicemente, migrano in lavori dove possono ritrovare i loro ideali e possono indirizzare un futuro più possibilista e meritocratico. I bravi, sono coloro che hanno nel dna la parola riconversione, che non hanno paura delle sfide, e che hanno un patrimonio di conoscenze e capacità comunque e ovunque invidiabile. Non tutti, purtroppo, abbracciano la categoria dei bravi. Oppure è stanchezza, perchè seppur consci di fare parte di una grande cosa pubblica, è difficile resistere all'insulto continuo, quasi generalizzato, che pubblico significa non lavorare, non fare, non essere utile, quasi si arrivi ad essere un ladro di beni e soldi, non del vicino, ma ancor peggio della collettività tutta. E così molti se ne vanno. Ed è una perdita, spesso di alte professionalità, di profili costruiti con difficltà e non sempre così semplici da sostituire. Che cosa succede se una mattina tutti gli statali si licenzieranno ? In una azienda una tale situazione declinerebbe il fallimento, ma nello stato ?

Thursday, September 4, 2008

Retrocompatibili o Postcompatibili ?

C'era una volta la televisione in bianco e nero. Poi è arrivata la televisione a colori, ma con il sogno realizzato della compatibilità all'indietro con il bianco e nero, così i programmi a colori si continuano a vedere anche nei televisori in bianco e nero. Poi è arrivato la stereofonia, ma realizzata in modo che si continua a fruire la trasmissione anche con un ricevitore monofonico. Nasce il personal computer e l'Intel produce un processore, 8086, che ha la fortuna di essere selezionato tra gli esistenti dall'IBM. Tutti i computer successivi vedono processori compatibili con le istruzioni dell'8086, così il 286, il 386, il 486, il Pentium, i dual core, i quad core, etc. Una intera era di compatibilità. Aumentano le prestazioni, ma cioè che produco di nuovo funziona anche sul vecchio, sull'installato. Un mondo particolare, con una grande attenzione al parco installato, di qualsiasi oggetto. Ma non tutto è così. Se guardiamo alla musica partiamo dal vinile, 78 giri, 33 giri, 45 giri. Stesso supporto, differenti velocità di riproduzione, stesso lettore. Poi, il CD. Nessuna retrocompatibilità. Una grande rivoluzione. Un CD non funziona su un piatto per il vinile e viceversa. Poi il DVD, che non funziona in un lettore CD e che aggiunge il video all'audio. Poi il BlueRay che non funziona in un lettore DVD e che aggiunge l'alta risoluzione. Mondi diversi. Però un lettore BlueRay legge sia un DVD che un CD e un lettore DVD legge un CD. La compatibilità invece che all'indietro è all'avanti. Oggi la televisione sta per diventare digitale, e dopo oltre mezzo secolo perdiamo la retrocompatibilità. Occorre comprare un televisore nuovo. Oppure, un adattatore, che si chiama decoder. La rivoluzione è innovazione con retrocompatibilità o postcompatibilità ? La televisione era retrocompatibile. La radio era retrocompatibile. I processori sono retrocompatibili, per ora. I supporti multimediali sono postcompatibili. I sistemi operativi sono postcompatibli.

Sunday, August 24, 2008

Chi ha vinto le Olimpiadi ?

Se guardiamo i dati ufficiali delle Olimpiadi 2008, consideriamo come figura di merito le medaglie d'oro attribuite, e ci fermiamo alle nazioni che ne hanno almeno vinte 5 troviamo la seguente classifica ufficiale: 1 CHN 51, 2 USA 36, 3 RUS 23, 4 GBR 19, 5 GER 16, 6 AUS 14, 7 KOR 13, 8 JPN 9, 9 ITA 8, 10 FRA 7, 10 UKR 7, 10 NED 7, 13 JAM 6, 14 ESP 5, 14 KEN 5.

Interessante che la Cina risulta prima. Interessante che le medaglie contino uguali se vengono vinte da una persona o da un team di persone, in entrambi i casi è sempre conteggiata una medaglia sola. Interessante che, volendo vincere ed avendo atleti validi, è molto meglio fare partecipare i propri campioni in sport individuali piuttosto che in squadre.

Un esercizio stimolante è rivedere il medagliere in funzione della dimensione della popolazione dei paesi partecipanti, ipotizzando che i paese più popolosi abbiano maggiore probabilità di avere ed esporre campioni. Prendendo come riferimento Wikipedia, ad Agosto 2008, si hanno i seguenti dati di popolazione: CHN 1321M, USA 304M, RUS 142M, GBR 60M, GER 82M, AUS 21M, KOR 49M, JPN 127M, ITA 60M, FRA 64M, UKR 46M, NED 16M, JAM 3M, ESP 45M, KEN 38M.

Se consideriamo come figura di merito il numero di medaglie per milione di abitante abbiamo: 1 JAM 2.00, 2 AUS 0.67, 3 NED 0.44, 4 GBR 0.32, 5 KOR 0.27, 6 GER 0.20, 7 RUS 0.16, 8 UKR 0.15, 9 ITA 0.13, 10 KEN 0.13, 11 USA 0.12, 12 ESP 0.11, 13 FRA 0.11, 14 JPN 0.07, 15 CHN 0.04.

Con questa figura di merito la Cina da prima passa ad ultima, l'Italia rimane alla nona posizione, le Olimpiadi vengono vinte dalla Jamaica, seguita dall'Australia e dall'Olanda. Ecco, allora mi viene da dire che le Olimpiadi 2008 sono state vinte dalla Jamaica.

Sunday, August 17, 2008

PILLOLA: Casa ?

Ho dovuto viaggiare tutto il mondo, vedere tanto mondo, per capire che sto bene in un posto particolare, si chiama Casa. Oggi però non mi rassegno, continuo a viaggiare. Non può essere così semplice.

Vedo o non vedo ?

Banalità, ma strana banalità. In spiaggia, una donna bellissima, in topless. La guardi, di sfuggita o insistentemente, a seconda dei tuoi usi e appunto costumi. Però la guardi, e di solito non è istinto sessuale, è valutazione, competizione, localizzazione. In spiaggia, ma anche ovunque, una donna non necessariamente bellissima, con un vestito che fa intravvedere qualcosa, qualsiasi cosa. La guardi insistentemente, protetto dal vestito, o presunto tale, cercando di vedere cosa c'è sotto. Riecheggia l'adagio sotto il vestito niente. Eppure qui è istinto, speranza voglia, bisogno, desiderio. Vorresti la ventata. Vorresti il piccolo innocuo incidente. Vorresti tutto per mostrare niente. Banale. Così banale che ci abbiamo costruito su un mondo. Preferisci il coperto da scoprire o lo scoperto da coprire ? Sono quasi due filosofie di vita, seppur banale, rispondere è ormai doveroso.

Sunday, June 15, 2008

Nativi ?

Per tanti anni mi hanno convinto che i nativi erano gli indiani americani. Una popolazione sfortunata, turlupinata, circondata, relegata, ubriacata e spesso anche sfruttata. Non certo un esempio positivo di rapporto razziale. Spesso un esempio taciuto di rapporto. Per me il nativo è da tempo un segno di estinzione, un uomo con un vestito tradizionale ma anche con un cellulare che suona. Poi ho avuto la folgorazione. In un convegno qualcuno elogiava il nativo, per le sue capacità. Ascoltandolo, il nativo si districava lieve tra la tecnologia. Non ne conosceva i più ardui anfratti, tutt'altro. Il nativo volava nella tecnologia. Un neo calabrone, seguendo l'ormai ovattato moto "... il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla sua superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare...". Il nativo è natura tecnologica, nasce e vive nel digitale, di cui non conosce gli anfratti scientifici ma solo i risvolti tecnologici, e su quelli diventa naturale, spontaneo. E' semplicemente un altro mondo. Il nativo ha soluzioni, non cerca soluzioni, spesso è soluzioni. Intere teorie sul controllo, sull'ottimizzazione e sulla sicurezza, pensieri di anni e di esperti, sono sgretolati in minuti dalla semplicità d'azione del nativo, che spontaneo, vola infermabile. La rete è solo un esempio di spazio di volo. Mi sento dinosauro. Il nativo è spontaneo. Ricordo in un film "...non posso pensare lentamente come lei neppure se volessi...". Si tratta di una evoluzione della specie? In attesa di una risposta, i nativi aumentano, i non nativi calano, è una questione anagrafica. Quindi, benvenuto, o nativo digitale.

Sunday, May 4, 2008

Sinistra e Destra ?

Dopo tante polemiche, dopo aver votato sinistra, dopo aver votato destra, comunque e sempre dopo aver pensato e votato, una considerazione semplice. Quando le cose vanno bene, quando ci sono soldi, quando ci sono disponibilità, quando c'è armonia, allora posso pensare a spaziare, a costruire, al domani. Allora posso pensare alla sinistra. Quando le cose vanno male, quando c'è tensione sociale, quando non ci sono soldi, quando l'onda della recessione incalza, quando attraversare una strada è una impresa di sopravvivenza, quando una donna non esce se non accompagna, quando si avverte solo sfiducia e le valigie si tengono pronte per emigrare, allora devo pensare all'oggi, a sopravvivere, alla realtà. Allora devo pensare alla destra. Un confronto interessante, tra posso e devo, tra direzione e quotidianità. Non c'è da stupirsi dell'oscillazione delle preferenze, c'è da stupirsi, semmai, di chi si stupisce.

Wednesday, April 30, 2008

Fisco Divide ?

E' solo dal 1973 che lo stato pubblica ogni anno gli elenchi dei contribuenti italiani, con una lista dettagliata. Così posso scoprire quanto guadagna il mio vicino. Posso verificare se quel nababbo del mio dentista è ricco quanto credo. Posso indagare indirettamente su quanti clienti ha il mio commercialista. Posso intuire chi evade e chi no. Posso avere degli elementi solidi sulla solvibilità di chi fa affari con me. Posso guardarmi intorno. Ma solo se voglio. La lista è di libera consultazione, ma presso il Comune. Poi, tematicamente, qualche giornale inizia a pubblicarla. Ci si accorge di questa possibilità, un pò con fastidio. Qualche ricorso, soprattutto legato alla privacy, perso. Poi il caso approda in Internet. E crea scandalo. L'accesso all'informazione deve essere garantito, ma solo se l'informazione risulta difficile da accedere. Se diventa semplice, allora, è un'altra cosa. Quando l'accesso è differenziato tra i mezzi, tra chi ha differenti disponibilità, quando il materiale sorgente è digitale, allora si parla di digital divide, e si cerca di combatterlo, tutti compatti. Quando si toccano i soldi, improvvisamente il digital divide trova un pò tutti d'accordo sul fatto che è una cosa buona, e diventa fisco divide. Interessante osservare che da tempo è disponibile, in Internet, anche il database degli immobili presenti in ogni Comune e di proprietà di ogni persona, con tanto di rendita catastale. Una chiave di lettura per il fisco divide potrebbe essere la sicurezza. Se so che sei povero, ti lascio stare. Ma davvero per sapere che sei ricco cerco in Internet ? Davvero le liste che erano da sempre pubblicate non mi interessavano ? Davvero la casa, la macchina, i vestiti non mi davano nessun indizio ? Inauguriamo l'era del Fisco Divide.

Friday, April 11, 2008

Curiosità ?

Perchè alzarsi alla mattina, se non per la curiosità di assaporare quello che ci aspetta, di trovare nuovi stimoli, di conoscere nuove cose, di scoprire nuovi dettagli, di avere un quadro più completo, di alimentare una speranza, di sognare qualcosa di nuovo e di diverso. Curiosità. Negli occhi dei ragazzi, vogliosi di sapere, speranzosi di conoscenza, desiderosi di cambiamento. Curiosità, per ciò che è diverso, per tutto ciò che vive, che è vissuto e che vivrà. Curiosità, per tutto ciò che si può creare, plasmare, fare, modellare. La spugna del sapere che ti insegue, che ti precede. La spugna del sentimento che ti travolge. Il vento di un pensiero lontano, e la curiosità per i tuoi cari, sempre, ovunque. Rubatemi tutto, ma non la curiosità, è il mio pane, è la mia vita, è il mio futuro, è il cibo per i miei figli, è quello che mi rende spavaldo e diversi, insopportabile o modesto.

PILLOLA: fiori ?

You can cut all the flowers but you cannot keep spring from coming.

Pablo Neruda

Sigarette ?

Tu smessi. Poi riprendi. Poi rismetti. E vai avanti così per anni. Ogni tanto credi di essere guarito e ti senti immune dal desiderio, dal vizio. Quel giorno, immancabilmente incontri un amico, che sornione ti offre l'immancabile tentazione, e tu, sicuro della tua forza, ti tuffi in una prova che altro non è che un nuovo inizio o forse semplicemente la ripresa da una sospensione. Sospensione. Tu non smetti di fumare, tu sospendi. Ed intraprendi una lotta. Che sembra con te stesso, ma dopo diventa con il mondo. Ieri mi hanno offerto una sigaretta. Non succedeva da oltre un anno. L'ho guardato come il miele, come avere Julia Roberts ventenne al tavolo. Ho detto meccanicamente no, con lo sforzo dell'esperienza. Poi, l'essere tentatore, ha rinforzato la perentoria offerta e sentendosi tradito nel suo spirito di offerta arabo dal mio diniego, ha chiesto ragione. Motivare perchè non fumo. Già. Perchè non fumo, più. Ho risposto che erano approssimativamente 1 anno 3 mesi 27 giorni 5 ore 12 minuti 14 secondi che non fumavo. Credo abbia capito, ha sorriso, ed ha gustato la sua sigarette guardandomi con viso intenerito, forse compatendomi. Smettere di fumare non è una colpa. Iniziare sicuramente si !

Tuesday, April 8, 2008

Razze ?

Le mescoli tutte, in continuazione. Non già per il colore, ma per il portamento. Donne truccate. Donne bendate. Donne con il Burka. Donne coperte nei capelli. Donne coperte in viso. Donne in cui non si vede un centimetro di pelle. Donne con un ciuffo colorato che scappa sornione ed ammiccante. Donne coperte nel caldo di Damasco con tacchi a spillo firmati. Tutto assieme. Religione, vita e società. Ma tante donne non le riconosci, ti sembrano la vicina di casa a Bologna, ti sembrano l'insegnante di tua figlia, ti sembrano la tua vita che scorre lieve. Davvero, non posso pensare ad un nemico in queste madri, non riesco, sono troppo come me, e sono troppo mescolate tra loro pensando possa esserci un rischio. Forse, il rischio è pensare al rischio ?

Thursday, February 28, 2008

Guida all'India ?

  • Ogni tanto la luce elettrica manca. Occorre attendere, qualche minuto, con calma. Torna sempre. non ho mai visto tanti UPS come in India.
  • L'Inglese lo parlano solo quelli che sono andati a scuola. Che non sono proprio tutta la popolazione.
  • L'Inglese indiano è difficile da capire, per la pronuncia, che ricorda un gorgoglio musicale.
  • Una topologia di strada diffusa comtempla: casa, marciapiede con mercante, canale di scolo, sabbia, asfalto, sabbia, canale di scolo, marciapiede con mercante, casa.
  • La sabbia, polvere o terra che sia, è ovunque, bisogna rassegnarsi. Almeno, ha un bel colore tra il rosa ed il rosso.
  • Tutti sono cordiali, tutti sono sorridenti, tutti sono dignitosi, tutti sono curiosi.
  • Il matrimonio promesso è il più diffuso. Rare presenze di matrimonio d'amore. Difficile discutere di problemi di cuore o di aspetti mielosi alla Hollywood.
  • Molti potenti assomigliano nei modi e nelle sembianze agli occidentali, tranne ai massimi vertici dove la tradizione, spesso, prevale.
  • Oltre a non guardare dentro alle cucine, meglio non pensare dove sono stati comprati e tenuti i cibi, è deleterio. Comunque dimagrante.
  • La nuvola di persone messa a fare la stessa cosa può essere furiera di un risultato in tempi brevi. Questo non è vero in Cina.
  • La religione è ovunque, sempre, ma non è mai invasiva ed è sempre molto rispettosa. Spesso è nelle persone stesse.

Tuesday, February 26, 2008

PILLOLA: Clacson ?

Pedoni, biciclette, rishio, apecar, auto, camioncini, autobus. Tutti insieme. Sparsi sulla strada. Mescolati, come la sabbia con l'asfalto. Mescolati, come i marciapiedi con i venditori. Clacson. Sempre clacson, non per allarme. Semplicemente, per presenza, per esistenza. E così l'India brulica, sonora, si muove.

PILLOLA: Libertà di cadere ?

La libertà prima di tutto. Certo che sentire arrivare degli SMS nel cellulare del mio vicino durante l'atterraggio un pò mi infastidisce. Vita, prima della libertà.

Monday, February 25, 2008

Si dice che mi sposo ?

Nella mia mano sinistra la storia affascinante dell'emancipazione femminile, a partire dalle rivendicazioni, dal diritto di voto, dal femminismo, dalla coscienza del proprio corpo, dalla libertà di disporre del proprio corpo, alla libertà di lavorare e di essere, semplicemente, persone.

Nella mia mano destra la storia di una Italia passata, di matrimoni combinati, di estranei messi in uno stesso letto, nel silenzio delle decisioni prese più dalla tradizione che dai genitori, più dall'uso che dal bisogno. Matrimoni grandi, per famiglie grandi, con un flusso di figli imponenti.

Gurdo le due mani, e sento mia la mano sinistra, sento la mano destra lontana, quasi come se si parlasse non di un altro secolo ma di un'altra civiltà. Quasi come i dinosauri, che ogni volta devi pensare se sono fiaba o realtà, sforzandoti di rientrare nei musei di storia naturale per avere una risposta.

Invece, viaggiando, scopri che la mano destra è vicina, tanto vicina, sia nel tempo che nello spazio. Sommando, sicuramente per difetto, i posti più popolati quali Cina, India e Africa, d'improvviso le proporzioni cambiano. Ed allora mille poeti che inneggiano all'amore, al romanticismo, alla passione, che sembravano universali e perenni, dove finiscono ? Quello struggimento, quel stare male giovanile che risuona all'epoca come perpetuo, è solo mio ? E' solo nostro ?

Thursday, February 14, 2008

Chi scrive in Internet ?

Una lacrima pensando al mio caro Nonno che mensilmente mi portava un volume di una enciclopedia universale sul sapere. Rilegata finemente. Era un grande regalo ed una piccola festa. La cultura inscatolata, ma pronta all'uso. L'idea di aver la potenzialità del sapere. I volumi giustapposti, spolverati periodicamente, che non fornivano sapere, spesso intonsi, ma pronti ad essere aperti ed a spiegare, a rispondere. Capaci, persino, di rispondere a subdole domande della "Settimana Enigmistica". Il tutto in una realtà dipinta stabile, stazionaria. Mentre fuori, a pochi metri, la città cambiava per il boom economico, o per le sue code. Ma la conoscenza, imbrigliata, pareva eterna. E mi sentivo tranquillo, perchè sapevo dove cercare. Lievemente infastidito, a volte, dagli aggiornamenti. Plichi di carta aggiuntiva, che stonavano con l'immutabilità dell'opera. Dove cerco, nell'originale, negli aggiornamenti, negli aggiornamenti degli aggiornamenti. Fastidioso, questo sapere che evolve. Fastidioso, questo sapere che sopravvive anche al mio caro Nonno. Oggi esiste wikipedia. Non mi pongo neppure più il problema del cartaceo, il sapere è tutto li, imbrigliato nella rete, costretto su una mandria di server. Ben organizzato. Trovo quello che cerco in meno di un secondo, sempre. Non sfoglio nulla e non mi taglio più su quella patinata lucida intonsa, che ha distrutto, più volte, il dorso delle mie falangi. Tutto gratis. Tutto aggiornato. Tutto presente. Qualsiasi cosa penso, qualsiasi idea, la verifico in un secondo, mi accorgo che è vecchia in due secondi, la abbandono in tre secondi. Tanto sapere, tutto disponibile, sempre. Vivo su un motore di ricerca, che ormai si auto-specializza sulla base di quello che gli chiedo ed è in grado di trovare tutto. Poi ho un dubbio. Chi mette tutto questo a disposizione. Io trovo tutto, risposte a qualsiasi domanda, ma scrivo poco, davvero poco. Chi risponde, chi scrive, chi immette conoscenza ? Davvero che ci sia un mondo che scrive ed uno che legge ? Chi scrive come fa ad avere tutto quel tempo per scrivere ? E' una comunità interessante e davvero portentosa, in quanto è ordinata, ma in modo spontaneo... sicuramente un esempio da seguire in altri contesti, forse la vera interpretazione della democrazia.

Monday, January 28, 2008

Alta risoluzione ?

C'era una volta il 640x480. Lo ricordo bene come una grande conquista. Una risoluzione che eguagliava quello che vedevi in TV ed a volte lo superava. Un computer come una TV, era affascinante. Poi i temerari hanno avuto 800x600. Poi 1024x768. Ben oltre la TV. Alcuni, pochi eletti, 1280x1024. Ho festeggiato il mio primo 1600x1200 come una grande conquista, peccato che il flicker dello schermo mi permettesse sessioni solo di 20 minuti, poi mal di testa. Ma sono tenace. Il primo portatile 1920x1200 mi ha fatto scoprire un nuovo mondo. La produttività aumenta avendo 15 finestre aperte e visibili contemporaneamente. Una sensazione di potere. Poi un giorno mi sono inciampato su un 46 pollici 1920x1080. Ho iniziato a vedere le impefezioni delle riprese. Le imperfezioni delle persone. Ho iniziato a vivere in un mondo virtuale più grande. Mi sembrava grande. Un 58 pollici mi ha colpito di lato, ho capito che la mia realtà non è poi così grande. Quando guardo un 17 pollici mi perdo, mi chiedo se è un monitor o una finestra. In fondo poco importa. Mi perdo tra realtà e virtualità. Apprezzo solo la risoluzione, il resto è sgranatura, sono dettagli sfocati, quasi non meritano di esistere. Il mio occhio sta cambiando. Vede i segnali dell'intelacciato. Vede gli effetti della compressione. Vede cose, elementi, dettagli, che prima c'erano ma non vedeva. Ed ogni giorno vede di più. Pensare che il suo limite è nell'intorno di 19200x10800 mi spaventa, chissà quando potro immergermi dentro ad una virtualità con la stessa identica risoluzione della realtà ? E poi, una passeggiata all'aria aperta, ed è subito vita.

Monday, January 14, 2008

Blu Ray ?

L'alta definizione è alle porte, e bussa forte. Abbiamo avuto una attesa disorientante, a sinistra Blu Ray disk a destra HD DVD. Due anni in cui non si è capito nulla. Una guerra strana, con apparizioni e sparizioni di nuovi dischi, dal prezzo elevato, con lettori difficili da trovare e difficili da usare. Il lettore più economico per Blu Ray è la Play Station 3, nata per tutt'altri scopi. La Play Station 3 ha tardato il suo ingresso sul mercato proprio a causa di difficoltà produttive legate alla tecnologia Blu Ray, ma grazie alla sua larga diffusione sta alimentando la diffusione Blu Ray disk. Molti elementi fanno pensare che la guerra ormai stia per essere vinta, in modo definitivo, da Blu Ray, per cui attendiamo alcuni mesi e prepariamoci a comprare un nuovo lettore, oppure una Play Station. L'alta definizione è affascinante. Se pensate che un DVD si veda bene con la risoluzione 720x576 con il Blu Ray si passa a 1920x1080, cioè 2Mpixel per immagine. Una risoluzione 5 volte superiore a quella di un DVD. Qualcosa di veramente emozionante, per chi ama vedere film. Ma cosa implica l'alta definizione? Per noi significa comprare almeno un lettore ed un televisione capace di lavorare con questi livelli di risoluzione e standard. Per chi produce film significa girarli, montarli e produrli con attrezzature in grado di supportare il nuovo livello di risoluzione ed in prospettiva anche livelli maggiori. Siamo davanti ad una rivoluzione, di quelle che pensiamo che non ci coinvolgeranno. Poi per caso vediamo un film ad alta risoluzione. Per caso veniamo colpiti da qualcosa che ci fa vedere la vecchia risoluzione come sgranata ed inaccettaile. Un pò come vedere il colore avendo sempre avuto il bianco e nero, poi è difficile farne a meno. Il Blu Ray potrebbe essere il veicolo di questa malattia verso l'alta risoluzione, verso schermi giganti, ma anche verso la multimedialità. I lettori Blu Ray hanno all'interno una macchina java, cioè sono in grado di eseguire un programma, quindi sono in grado di offrire le prestazioni di un piccolo computer, con i programmi presenti sul disco. Possiamo pensare seriamente ad applicativi che ci consentono di costruire il nostro film, la nostra trama, che ci permettono di interagire, ma non solo. Possiamo fare corsi ed interagire virtualmente con il notro docente. Il tutto, comunque e sempre, ad alta risoluzione. L'alta risoluzione diventa una piccola malattia??!!

Thursday, January 3, 2008