Tutto quello che non riesco a fare per una, lo devo fare anche per l'altra !
Tuesday, November 25, 2008
Sunday, November 23, 2008
L'Economia dell'Errore ?
Un sistema basato sugli errori, nello sviluppo dell'economia dell'errore.
Compri qualcosa che non ti piace, per errore, almeno sostieni, e la riporti indietro, al supermercato, dopo alcune ore. Avevi pagato con una carta di credito, ti fai ridare indietro i soldi in contanti. Hai in mano dei soldi, che sono un credito. Poi, ti dimentichi dell'acquisto, e ripudi il pagamento sulla carta, adducendo l'errore. Tutto per errore. Soldi, in tasca, per errore. Hai lanciato almeno dieci procedure di gestione degli errori. Hai generato un mostro, con procedure informatiche di gestione dell'errore, che spesso, daranno errore.
Qualcuno ti chiama e ti offre un servizio telefonico assolutamente conveniente. Mentre lo ascolti, temi, temi l'errore. Potresti dire di no, ma forse non hai capito la domanda. Magari aveva la chiarezza referendaria della doppia o tripla negazione, esercizio di logica quasi filosofica, errore dell'errore. Non sai che cosa hai detto. Ma ti trovi con il telefono che non funziona più, hai la banda larga senza sapere cosa sia, non puoi tornare al gestore precedente e, comunque, hai perso una tariffa che avevi da 10 anni e che non fanno più, perchè era conveniente, e il sistema restituisce errore se tentano di reinserirla. L'incubo del call center ti porta a conoscere gli accenti del mondo ma a confonderti le idee maggiormente, aggiungendo errori. Dopo 2 mesi scopri in bolletta che hai comprato servizi ed oggetti. Peccato che gli oggetti siano stati persi, per errore. Inizia la gestione dell'errore, lunga. La conciliazione è uno strumento importante, per ascoltare l'errore, a volte anche per risolverlo.
Cambi macchina. L'errore è un leone in agguato. Devi armonizzare la rottamazione, gli ecoincentivi, il non pagamento del bollo, i sovraincentivi del concessionario, gli incentivi della casa madre, il contratto di assicurazione, i documenti di intestazione. Non puoi non commettere errori. Magari leggi il vademecum della procedura, per poi scoprire che contiene errori. Magari leggi il contratto dell'assicurazione, per poi scoprire che i termini sono errati, o meglio, interpretati. Ad esempio, ti dicono che occorre lo stesso proprietario, ma pensano alla stessa proprietà, tu per errore allora intesti la tua macchina anche ai tuoi figli, stesso proprietario, diversa proprietà, da classe 1 a classe 14. Semplice. Un piccolo errore.
Arriva la bolletta. In domiciliazione automatica. 4000€. Quattromila. L'errore è evidente, riconosciuto, noto. Il che significa solo che mi ridaranno, un giorno, un buono, per quella cifra, in servizi. Peccato che mi ci vorranno 5 anni per consumarli, questi servizi. Un errore per creare fidelizzazione. Oppure, posso bloccare la domicialiazione di quella bolletta. Forse. Mi immergo nei call center. Vado a piedi in filiale. Annotano. Non annullano, annotano. Tremo, chissà che accadrà. Nel frattempo chiedo un prestito, magari così non vado in rosso, se non hanno bloccato la domiciliazione, se l'annotazione ha avuto effetto. Chissà...
Errori, sempre in aumento. Errori così raffinati che non riesci a capire se sia truffa, caso o volontà. Errori che alimentano procedure e flussi sempre più complessi. Errori che allontano il cliente, creando un autentico rapporto di sfiducia. L'economia dell'errore è economia di sfiducia.
Compri qualcosa che non ti piace, per errore, almeno sostieni, e la riporti indietro, al supermercato, dopo alcune ore. Avevi pagato con una carta di credito, ti fai ridare indietro i soldi in contanti. Hai in mano dei soldi, che sono un credito. Poi, ti dimentichi dell'acquisto, e ripudi il pagamento sulla carta, adducendo l'errore. Tutto per errore. Soldi, in tasca, per errore. Hai lanciato almeno dieci procedure di gestione degli errori. Hai generato un mostro, con procedure informatiche di gestione dell'errore, che spesso, daranno errore.
Qualcuno ti chiama e ti offre un servizio telefonico assolutamente conveniente. Mentre lo ascolti, temi, temi l'errore. Potresti dire di no, ma forse non hai capito la domanda. Magari aveva la chiarezza referendaria della doppia o tripla negazione, esercizio di logica quasi filosofica, errore dell'errore. Non sai che cosa hai detto. Ma ti trovi con il telefono che non funziona più, hai la banda larga senza sapere cosa sia, non puoi tornare al gestore precedente e, comunque, hai perso una tariffa che avevi da 10 anni e che non fanno più, perchè era conveniente, e il sistema restituisce errore se tentano di reinserirla. L'incubo del call center ti porta a conoscere gli accenti del mondo ma a confonderti le idee maggiormente, aggiungendo errori. Dopo 2 mesi scopri in bolletta che hai comprato servizi ed oggetti. Peccato che gli oggetti siano stati persi, per errore. Inizia la gestione dell'errore, lunga. La conciliazione è uno strumento importante, per ascoltare l'errore, a volte anche per risolverlo.
Cambi macchina. L'errore è un leone in agguato. Devi armonizzare la rottamazione, gli ecoincentivi, il non pagamento del bollo, i sovraincentivi del concessionario, gli incentivi della casa madre, il contratto di assicurazione, i documenti di intestazione. Non puoi non commettere errori. Magari leggi il vademecum della procedura, per poi scoprire che contiene errori. Magari leggi il contratto dell'assicurazione, per poi scoprire che i termini sono errati, o meglio, interpretati. Ad esempio, ti dicono che occorre lo stesso proprietario, ma pensano alla stessa proprietà, tu per errore allora intesti la tua macchina anche ai tuoi figli, stesso proprietario, diversa proprietà, da classe 1 a classe 14. Semplice. Un piccolo errore.
Arriva la bolletta. In domiciliazione automatica. 4000€. Quattromila. L'errore è evidente, riconosciuto, noto. Il che significa solo che mi ridaranno, un giorno, un buono, per quella cifra, in servizi. Peccato che mi ci vorranno 5 anni per consumarli, questi servizi. Un errore per creare fidelizzazione. Oppure, posso bloccare la domicialiazione di quella bolletta. Forse. Mi immergo nei call center. Vado a piedi in filiale. Annotano. Non annullano, annotano. Tremo, chissà che accadrà. Nel frattempo chiedo un prestito, magari così non vado in rosso, se non hanno bloccato la domiciliazione, se l'annotazione ha avuto effetto. Chissà...
Errori, sempre in aumento. Errori così raffinati che non riesci a capire se sia truffa, caso o volontà. Errori che alimentano procedure e flussi sempre più complessi. Errori che allontano il cliente, creando un autentico rapporto di sfiducia. L'economia dell'errore è economia di sfiducia.
Tuesday, November 18, 2008
Pedala ?
Adoro le biciclette più di ogni altra cosa al mondo. Ascolto da anni esterrefatto racconti di soggetti che fanno 15.000Km in una stagione, altri che ogni mattina "escono" alle 4 e pedalano orgogliosi per 4 ore, poi lavorano, freschi come rose. Soggetti che vanno al mare in bicicletta, considerando quella la minima distanza per "scaldare" la gamba. Ecco, tu acceleri in montagna, e dietro una curva, improvviso, trovi una schiera orizzontale di biciclette, mille colori di vestiti allineati, una lenta struttura mobile ma semirigida, quasi un fluido, presente ovunque. Il ciclista non vede righe, non vede semafori, non vede stop, non vede pedoni. Il ciclista pedala, il resto è ambiente. Pedala. Il codice della strada è ignoto al ciclista, anzi, pare sia scritto nell'antitesi del suo comportamento. Nessuna luce alla notte. Le curve si tagliano. Il marciapiede è una estensione della carreggiata. Il rosso è un colore come un altro. Le auto hanno molti meno diritti di esistere. Nessuna assicurazione è richiesta. Pedalare, sempre e comunque. Il Ciclista è un pò come un antico cavaliere, in un eterno combattimento con la strada, con i kilometri, con il suo corpo, con il tuo spazio. Pedala e rimani in zona aerobica., un imperativo categorico. Il ciclista non è un uomo, è una macchina all'unisono con la bicicletta, un tutt'uno, che pedala. A volte penso che il ciclista sia uno degli ultimi eroi. Incurante della società. Pedala. E' davvero un peccato che non paghi una piccola tassa per esistere, inopportuna, come tutte le tasse, per usare un qualcosa di comune. Ho voglia di pedalare lontano. Lontano, soprattutto dai ciclisti che mi investono.
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