Saturday, December 12, 2009

Pane e Internet ?

Internet è un pò come il pane. Lo mangiamo ogni giorno. Quasi tutti. E' così quotidiano che semplicemente ci deve essere. Ho fame allora mangio, penso allora navigo. Ma il pane ha bisogno di fornai, di forni e di farina. La selva di fornai di Internet è elevata, tanti ISP (Internet Service Provider), tante offerte. Il fornaio può sfornare usando tanti forni diversi, anche se di solito è affezionato ad uno. I forni in Internet sono pochini, sono grandi carrier, con collegamenti internazionali. A differenza del pane, dove tra fornai e forni è difficile sbagliarsi, tra ISP e carrier la differenza è sfumata, perchè spesso ISP e carrier sono lo stesso soggetto, mentre forno e fornaio non si potranno mai confondere. Sarebbe bello avere un ruolo chiaro tra ISP e carrier, tra forno e fornaio, tra chi fa e chi abilita a fare. Per delineare questi ruoli mancano, più che le regole, la volontà e gli investimenti.

La farina è l'elemento che mi affascina di più. Un elemento semplice. Diretto. Materiale. Si contrappone all'immateriale visione di Internet, che al trasporto dell'informazione di bit, tramite azioni immateriali, arriva a definire l'immateriale dell'immateriale. Al bit che porta pensieri ed opere, si associa il bit che racconta a chi deve andare tutto questo, all'informazione si associa la segnalazione, all'immateriale si associa appunto l'immateriale dell'immateriale. Quanto è lontano dalla farina, quanto è vicino come materia grezza su cui lavorare, su cui tutto si appoggia. La farina per il nostro corpo, l'informazione per il nostro essere. Ci nutriamo di entrambe.

Ma l'immateriale dell'immateriale ci insegue e si modifica. Per comunicare devo avere un corrispondente. Un corrispondente deve essere identificato. Gli indirizzi IP avvolgono il nostro corrispondente, lo rendono vicino, lo intrecciano a dove siamo. Un IP, una destinazione, una segnalazione, un percorso. Tanta strada, tanti passaggi, i nostri pensieri protetti in un guscio saltellano di fiore in fiore sino alla mente del nostro corrispondente. Non è questo forse questo il vero teletrasporto ? Il sogno di Star Trek non è forse superato dall'immateriale rappresentazione di noi stessi ? La farina non si teletrasporta, le idee si. E le idee stanno diventando sempre più sensazioni.

Friday, August 28, 2009

Dea ?

L'estate fugge lieve. Una brezza solletica la memoria, riportandola a momenti e loghi non convenzionali, tra vacanze e viaggi, tra spiagge e città, comunque e sempre, ad assaporare l'attimo. Ho vissuto una costante che stupisce. La presenza di una dea. Una diversa. Una ogni giorno.

La dea è una donna, indipendentemente dalla sua età. La dea è eterea, una via di mezzo tra un dipinto d'arte enigmatico e una scultura esplosiva. La dea ha una aurea, emette qualcosa che cattura e attrae, ma non acceca. La dea è spesso bella, ma vive la bellezza come un dettaglio quasi secondario, che la accompagna, quasi fastidiosamente. La dea spicca, ovunque essa sia, risulta misteriosamente in primo piano, anche nel fuoco di un obiettivo; la dea, infatti, è sempre a fuoco. Chi accompagna la dea, soffre di complesso di inesistenza, e se per caso il tuo sguardo lo incontra, passerà alcuni secondi di stupore nel pensare di esistere, poi capirà che viene tristemente valutato come inadeguato. La dea veste semplicemente, ciò che sembra uno straccio informe diventa un capo originale su di lei. La dea appare una volta al giorno, nel senso che ogni giorno ne vedi una, una sola, e sai immediatamente due cose: che lei è una dea e che per quel giorno non ne appariranno altre, indipendentemente da dove sarai e cosa farai. La dea è oggettiva, chiunque la vede sa che lei è una dea, non ci sono discussioni. La dea appare modesta e semplice, all'approccio sottolinea che lei è una qualunque, sapendo perfettamente di non esserlo. La dea viene guardata indistintamente da uomini e donne, appunto è una dea, è quasi asessuata. La dea mangia, finemente, ma mangia, essendo dea il cibo non ha effetti deleteri alcuni su di lei. La dea ha una classe innata nei movimenti, fondamentalmente non cammina ma galleggia, non mangia ma danza con il cibo. La dea parla tipicamente poco, il mondo percepisce le sue esigenze ed adempie.

Ho visto alcune dee, davvero credo una per giorno di vacanza, ed ho provato la stessa sensazione che ho davanti ad un'opera d'arte: mi piace molto, al museo, in fondo, però, non saprei che farci a casa.

Sunday, July 19, 2009

Punti di confine ?

La sera, il tramonto. Un momento magico, proprio qualche istante dopo. Il crepuscolo. Uno scenario misterioso, dove la notte si sostituisce al giorno, la natura esegue la capriola di una metamorfosi, i venti si smarriscono, le certezze diventano più lievi, il cuore lamenta qualche battito disperso, il cielo si colora di sfumature fuori pantone. Il passo della notte, felpato, fa capolino sui tetti rossi, rossi di crepuscolo, rossi di umanità pulsante, rossi di stanchezza.

La mattina, l'alba. Un momento vacuo, proprio qualche istante prima. L'aurora. La grande nanna volge al termine. Resisti alla nuova luce. Resisti alla frenesia di quello che sarà. Resisti al mistero che scompare, catturando il sapore dell'ultimo sogno. Resisti, ma il formicaio si allaga. L'ingranaggio del giorno, sonoro preludio a quello che sarà, cronometrico ingresso al ricordo del buio senza tempo, accelera accelera accelera.

Fare, con il gusto di creare. Non importa cosa. L'importante è scolpire, difficile sapere cosa. Asimov un giorno mi ha sussurato: ... in cambio, aveva il dono quasi soprannaturale di vedere subito l'applicazione di una teoria, in modo di servirsene. Nel gelido blocco di marmo della struttura astratta, riusciva a scorgere, senza difficoltà evidente, il disegno complicato di un congegno meraviglioso: il blocco si apriva come per un tocco magico e al suo posto resta il congegno ...

Respirare, l'atto democratico dell'aria. L'aria è di tutti. Quella che respiri tu, è la stessa che respiro io. Non lo stesso tipo. Proprio la stessa aria. Quella che esce dai tuoi polmoni, in qualche modo, poi entra nei miei, non ci puoi fare nulla. Tu allora sei un pò me. Tu allora vivi come me. Tu allora scappi come me. Tu allora sogni come me.

La casa e l'ambiente. Ma soprattutto, la veranda. Un pò casa un pò fuori. Interfaccia tra intimità e esteriorità. Il tuo mondo si trasforma nel nostro mondo. Vedetta di osservazione, arena di attesa, trastullo di un dondolio che rallenta i secondi. Legno, mi piace pensarla di legno, spaziosa, luminosa, importante, profumata. E dietro, forse nulla.

Piangere, silenzioso momento di ricongiungimento con se stessi. Ti scuote forte, come una ventata di quelle che ti senti volare. Pinagere di nascosto. Piangere tanto. Tenere lungo il pianto, fino a sfogare tutto, fino a vibrare tutti. Orgasmo di lacrime. Respiro interrotto. Intanto, si inzuppa la pagina di lacrime, la pagina responsabile, la pagina speciale, la pagina che vale il libro tutto.

Tanti confini, tanti crepuscoli, tante aurore, tante sculture, tanto respirare, tante verande, tanto piangere. Tanti punti differenti. Tanti confini differenti. La domanda è qual'è il tuo punto di confine ?

Sunday, July 12, 2009

Cicli di Cooptazione ?

Quando tu occupi un posto ed una posizione, sei in qualche modo investito dal pensiero di chi ti seguirà. Ne sei investito sia se effettivamente sei deputato alla scelta, sia se sei lontanissimo da poter esprimere anche un benchè minimo parere. In pratica, ti senti responsabile per le azioni di quel ruolo, e per mantenere anche solo un ricordo di importanza per quella posizione da te ricoperta, devi fare in modo che venga protetta, mantenuta e rafforzata. Rappresenta una tua memoria. Ecco che si innestano due processi interessanti: la diffidenza alla variazione se non per aumento dell'estensione ed importanza della posizione, la cooptazione nella ricerca di un degno successore. Il primo fenomeno è di ostacolo all'innovazione di processo e si scontra contro il presupposto che le mansioni complessive siano costanti, quindi se una aumenta un'altra, tipicamente, tende a diminuire. Il secondo fenomeno è palesamente un processo contrario alla trasparenza e volendo alla gestione democratica di una qualsiasi entità. Interessante una osservazione di ciclicità. Tipicamente la scelta del successore ti porta a trovarne uno sufficientemente in gamba per mantenere lustro della posizione ma comunque non superiore alle tue qualità, per mantenere comunque un ricordo della tua impronta. In pratica, la tendenza è al peggioramento. Ed è un peggioramento continuo, come se fosse una lenta degradazione. Sino ad un limite. La selezione di qualcuno che non ha l'arguzia di selezionare uno peggiore di se. Questo innesca una ciclicità, con interruzione al momento in cui il livello si è abbassato sotto la soglia di comprensione dell'arguzia del nuovo occupante. Spesso ad arguzia corrisponde capacità. Interessante poi estendere il ragionamento di ciclicità al contesto locale o globale. Nel contesto locale, ad esempio quello aziedale, posizioni analoghe con funzioni differenti tendono ad unificarsi nel livello degli occupanti. I motivi sono diversi, tra questi: la mobilità interna, i tavoli di confrontio i tavoli di concertazione. Ma allora questa uniformità locale può diventare una uniformità più globale, direttamente mostrata anche dal classico "tu" di ruolo, forma cameratesca interaziendale di parificazione e semplificazione dei rapporti. Ecco che la ciclicità della posizione può diventare una ciclicità dell'andamento o del rendimento locale, sino ad una ciclicità più globale. Lontane da me sono le evidenze per spiegare con la cooptazione la ciclicità di macroeventi, tra cui sicuramenti quelli economici, ma forse questa è una spiegazione. La soluzione potrebbe essere, semplicemente, la meritocrazia, però misurata sul serio. Si potrebbe almeno alterare cicli di cooptazione a cicli di meritocrazia. Così... per provare !

Saturday, July 4, 2009

Rosso di sera ?

I semafori, questi amici. L'estate avanza, torrida. Tu sei fermo. Solitario. 5 Corsie. Solo tu. L'asfalto fuma. Una fata morgana ti accompagna, ti anticipa. Sembra quasi che a breve incontrerai un lago fresco. Appunto, si chiamano miraggi. E il tempo passa. E nessuno occupa l'incrocio. E tu aspetti. Caldo. Caldo ovunque. Un enorme fohn. Finalmente verde. Acceleri, senti l'aria addosso, ricordi quando era tra i capelli, ricordi, perchè i capelli non ci sono più, ricordi, perchè il casco isola protegge e mette sottovuoto ma anche sottocaldo. Rosso. Un'altro. 150 metri di libertà. Nessuno in giro. Solo. Rosso. Attendi. Pensi. Pensi al perchè stai aspettando. Pensi a cosa stai aspettando. Pensi alle dita in segno di vittoria, internazionale momento di condivisione ,tra cavalieri d'acciaio. Pensi che la sicurezza è bella, ma anche la libertà non scherza. Pensi ad un cavaliere sul suo cavallo, imbrigliato e legato. Ed è subito verde, un subito lento. Nuovo rosso. E ripensi alle onde verde di New York, quelle che vedi da Harlem la sera e le vedi scattare veloci verso sud, e non riesci a stargli dietro, quasi neanche con gli occhi. E ti chiedi... perchè sono solo, non c'è nessuno e sto aspettando. E' una solitudine calda. E perchè sto aspettando tanto. Gocce di sudore scandiscono i secondi. Vengono in mente i semafori con il countdown, almeno sai cosa ti aspetta. Qui non lo so, so solo che è rosso, la sera diventa il miraggio. Il cavallo scalpita. L'ingegnere che è in me si chiede perchè non ci sia un sistema che fa scattare i semafori in sequenza e perchè devo inquinare un incrocio quando nessuno lo utilizza. Poi si chiede quale sarebbe il reale impatto di spegnere il motore ad ogni incrocio, oppure il costo per evitare di farlo. E intanto, il caldo, aumenta. La mente vola. La piega diventa un sogno. La sera si avvicina. I semafori sono ancora tanti. Rosso di sera.

Saturday, June 20, 2009

Uomini senza tempo ?

Per tanto tempo ho osservato incredulo gli uomini senza tempo. Sono una razza davvero strano, quasi inquietante. Non hanno il controllo della loro giornata, del loro tempo, della loro agenda, della loro vita. Qualcuno, spesso più persone, cesellano la loro giornata con minuzia quasi maniacale. Prendono appuntamenti, ne disdicono, ne modificano, decidono cosa è il caso di fare e per quanto tempo. Prendono accordi con altri gestori di agende, cercando la convergenza per un incontro, in continuazione. Lo strumento di coordinamento è affascinante. Il pool di persone che coordinano la vita dell'uomo senza tempo hanno di solito un accesso distribuito ad un sistema agenda, che controllono in tempo reale. Tutti con diritti di allocare un piccolo spazio. Tipicamente con slot di 30 minuti. A volte in città differenti, ma è un dettaglio non significativo. L'uomo senza tempo subisce e applica la propria agenda, la esegue. E' sua facoltà dare una impronta generale, alcune regole. E' sua facoltà inserire eventuali esigenze familiari, seppure meglio se in orari tardi e non ad intersecare altre potenziali azioni. E' sua facoltà prendere in proprio appuntamenti, seppure questi sono mal visti e di solito si scontrano con altre decisioni, per cui è molto meglio non farlo. Il weekend è libero. Del resto si chiama weekend. E l'uomo senza tempo lo passa a studiare come sarà il suo senza tempo della settimana prossima, scoprendo realtà spesso inattese, spesso da modificare. L'uomo senza tempo ha un aggiornamento, in tempo reale, sul proprio cellulare, relativo a dove deve essere e a cosa deve fare. Finalmente ho chiaro il senso di un sistema push. Push significa che ogni singola variazione dell'agenda, evento quasi continuo, viene notificata in tempo reale e l'agenda dell'uomo senza tempo così è sempre perfettamente allineata, ovunque lui sia nel mondo. Avere un sistema tradizionale è arduo, costringe a fare continui poll per vedere cosa è accaduto, cosa si è modificato, se si sta andando nel posto giusto, e per quanto tempo ci si può restare. Da 2 mesi sono diventato un uomo senza tempo. E' un'esperienza strana. Potrei dire una moderna forma di schiavitù con consenso. Non c'è modo di ribellarsi e forse è il modo più efficente per vivere una esperienza di direzione, ma lascia anche l'idea di non essere più padroni di se stessi e di poter dedicare alla persona o all'argomento che si ha di fronte un tempo limitato e non sufficiente. Sicuramente è uno strumento per prendere delle decisioni veloci. Siate dolci con gli uomini senza tempo, di tempo non ne hanno soprattutto per se stessi.

Sunday, May 17, 2009

Per sempre Beta ?

Ci sono paradigmi che cambiano, e non ce ne accorgiamo. Chi un minimo ha seguito l'evoluzione dell'ingegneria del software ha chiaro che il software è un prodotto con un ciclo di vita. C'è l'ideazione, c'è lo sviluppo, poi c'è il testing. Il testing è affascinante. Si parte dalla versione pre-alpha, dove le funzionalità non sono complete e pochi intimi iniziano a provarla, facendo uno slalom tra mancanze e bug, speranzosi. I pochi guru della pre-alpha, soggetti che solitamente riuscirebbero a far fare di calcolo anche ad un tostapane, capaci di inserire dati in binario, vengono integrati con altri soggetti, i programmatori non dormienti, soggetti che passano le notti a provare ed installare, normalmente malnutriti e senza relazioni sociali, felici di testare e di possedere la novità, qualunque essa sia. Un giorno il prodotto matura, e si passa alla beta, una versione che può essere diffusa agli esseri umani, a tutti quelli che la vogliono, in cui la probabilità di non funzionamento è posta ad una soglia accettabile, ma ignota. Tutti si affrettano a possedere la beta, perchè la novità è sempre un segno di distinzione, perchè ci sono funzioni annunciate ed utili e mai avute, perchè magari non ci saranno i soldi per prendere la versione finale e allora almeno si ha l'ebrezza di avere avuto l'oggetto per se. Dopo la beta l'evoluzione cambia a seconda della casa madre, comunque si può avere il prodotto o una release candidate, che sarebbe il prodotto definitivo che può essere provato senza essere acquistato, e già che ci siamo, facciamo qualche altro test.

Bene, tutto questo non esiste più. Oggi abbiamo il web 2.0, gli applicativi funzionano dentro al browser, e allora l'idea è che li portiamo in beta, usiamo tutto il mondo come tester, e li lasciamo in beta per sempre. Un esempio, tra tutti, è gmail. In beta dal 2004, dopo 5 anni continua ad esserlo e probabilmente lo rimarrà per sempre, ma questo poco importa. L'idea è che il prodotto è in evoluzione. Essendo fruibile dal web, il "codice", cioè l'oggetto che ne regola le funzionalità, viene scaricato ogni volta che ci colleghiamo. E quindi può essere aggiornato ogni giorno, anche più volte al giorno. Le funzionalità vengono introdotte pian piano, il prodotto evolve, e tu quasi non te ne accorgi. Ogni tanto compare un nuovo bottone. Ogni tanto hai una nuova funzione. Ogni tanto hai un nuovo look&feel a disposizione, ma tutto è ben compatibile con il giorno precedente e quasi non te ne accorgi. La cosidetta manutenzione correttiva (per gli errori) ed evolutiva (per le nuove funzionalità) viene annegata completamente nelle continue nuove variazioni, che non possiamo più chiamare release, in quanto non solo non ho indicazione di quale release sto usando, ma probabilmente mi cambierà tra qualche ora e soprattutto è diversa da sistema operativo a sistema operativo, ma anche tra browser e browser.

Continua evoluzione, porta a scrivere beta vicino al nome del prodotto, beta che una volta voleva dire oggetto in debug probabilmente pieno di errori di cui diffidare, oggi significa invece oggetto dinamico che cambia in continuazione e che è frutto di una collaborazione mondiale e continua, di una evoluzione costante, senza piani noti ma con risultati apprezzati. E' un mondo diverso. Ce ne accorgiamo davvero a fatica. Inoltre, un nuovo spettro si aggira all'interno del web 2.0 e della beta. Si chiama caching. Se è vero che tutta la mia vita è ormai organizzata da alcuni software, se è vero che anche le mie relazioni sociali sono sovraintese da questi sistemi, se è scontato che il modo di operare è web 2.0, se il web 2.0 funziona in un browser collegato alla rete, cosa mai mi succede se sono disconnesso ? Anche per qualche secondo, ma in un secondo essenziale. Improvvisamente non ho più accesso, non ho più un pezzo di me stesso. E allora caching. Il browser diventa più intelligente e si sincronizza con internet, alliena indistintamente dati e programmi fruiti dal browser tra la rete e il browser locale. Smetto di sapere se ho accesso o no, smetto di sapere quando sono connesso e quando no. Ci pensa lui, in un balletto tra realtime e caching, perennemente e automaticamente sincronizzato. Il tutto, ovviamente, sempre e solo in beta.

Evviva la beta, beta per sempre.

Sunday, May 3, 2009

Dieta di Atkins ?

Un giorno la mia stupenda bilancia digitale ha scritto 113. Si tratta di un numero impressionante, sia perchè ricorda il numero di emergenza della Polizia, sia perchè è un numero primo, sia perchè onestamente guardandomi si sarebbe detto massiccio ma non grasso. Però trasportare un 113, sebbene ci si abitui a tutto, non è uno scherzo. E allora ho accarrezzato l'idea di una dieta. Cercato in Internet, come avrei cercato qualsiasi altro oggetto, ho trovato l'idea della dieta di Atkins. Me ne sono innamorato dopo circa 10 minuti. E l'ho interpretata, sicuramente male, a modo mio.

Brevemente, l'insulina è ormone proteico prodotto dal pancreas che favorisce la penetrazione del glucosio in alcuni tipologie di cellule. La lipotropina è un ormone prodotto dall'ipofisi che promuove l'utilizzo del grasso nel corpo. Un gioco interessante è il bilanciamento tra questi due ormoni. Atkins suggerisce una dieta iperproteica, in cui vengono praticamente annullati i carboidrati. I carboidrati sono il primo combustibile ad essere metabolizzato, se non ci sono l'organismo utilizza i grassi, che scioglie, producendo, tra l'altro, chetoni.

Questo regime alimentare è semplice. Basta leggere le etichette ed evitare i carboidrati. Il che significa evitare pasta, pane, qualsiasi oggetto contenga farine, zuccheri, alcol, ma anche frutta e molte verdure. Che cosa rimane ? Carne, pesce, formaggi, uova, ed alcuni altre cosucce. Se piacciono, allora è tutto facile, se non piaccono, non è la dieta per voi. Se non state bene di salute, non è la dieta per voi. Io ci ho provato. Partiamo dai risultati: -10Kg in 20 giorni, -15Kg in 40 giorni, -20Kg in 80 giorni. L'importante è porsi un peso target, ed andare verso quello.

Per me è stato facile. Invece che mangiare la pasta al ragù, mangio solo il ragù. Senza paura di chiederlo al ristorante. In aereo mi sono ritrovato a svuotare i tortellini dal loro ripieno. Sono diventato un piccolo intenditore di salami, ma li ho sempre amati. Ho rivalutato tutti i derivati del maiale. Ma anche di altri animali. Ho superato completamente ogni considerazione morale sull'essere carnivoro, lo sono. Ho scoperto tante cose sui formaggi e ora li riconosco. Ho quasi iniziato ad amare la Francia, per la loro capacità di fare formaggi estrosi e saporiti. Ho scoperto che ovunque sei, trovi sempre qualcosa di compatibile, a qualsiasi ora. Sempre. Anche nei paesi esteri più difficili. Mangio nei fastfood come ho sempre fatto, ma mangio l'interno del panino e non l'esterno. Dopo mangiato, non ho più fame. Prima non erà così.

La dieta è un momento strano. Tutti ti dicono che fai bene ma ti consigliano su cosa fare. Se gli speghi che la tua è una dieta particolare, che non puoi magiare 2Kg di pomodori sconditi ma 2Kg di zampone, allora diventi un diverso, e tutti iniziano a dirti che sbagli. E' quasi una lesa maestà alla dieta mediterranea. Quasi un insulto alla patria. E' il momento di non ascoltare. E subito trovi una comparsa che ti racconta di sfortune immani, ti predice un colesterolo mostruoso, ti predice quasi una morte istantanea. Ecco, il tuo metabolismo fortunatamente non ascolta e fa quello per cui è programmato. Cerca di non ascoltare neppure tu. La dieta chetonica è diversa dalle altre. Ognuno reagisce in modo diverso. Provala su di te e possibilmente ascolta i segnali che provengono dal tuo corpo, leggi tanto, studia tanto, informati tanto. Vai da un medico se vuoi, ma attenzione a selezionare un medico e un filosofo.

L'dea di Atkins è che mangiando poco, affamando, si ottiene poco. Invece, mangiando solo proteine e grassi, in abbondanza, magari ce la fai. L'idea di poter mangiare finchè vuoi è stupenda. Peccato che senza pane è un attimo difficile mangiare 1kg di salame. E allora, alla fine, trovi che mangi il giusto, senza rendertene conto. E ti sazi. E smetti di pensare che il traguardo della mattina è il pranzo e quello del pomeriggio è la cena. E la vita, permettetemi, diventa diversa, diventa più vita e meno cibo.

Ma non sono tutte rose e fiori. I carnivori sono più veloci. Il tuo umore cambia. La prima settimana è mostruosa, non sopporti nulla e nessuno. Uno spillo che cade è una campana che ti rintrona. Senti il rumore del tessuto dei vestiti e ti infastidiscono i singoli movimenti dei tuoi interlocutori. Vorresti saltargli alla gola. Tranquillo, passa. Ma devi stare calmo, controllati. Dura una o due settimane. Poi torni ad essere tu. I chetoni sono brutte bestie da smaltire. Il tuo corpo usa polmoni e reni. Bevi tantissimo. Sempre. Così i reni non se ne hanno a male. E poi l'intestino, senza fibre, non è facilissimo da gestire, ma, appunto, va gestito opportunamente, anche con aiuti vari. Gli integratori fanno capolino, ma devono acnhe quelli essere senza carboidrati. Una banalità da quando prendo vitamine ogni giorno, non ho più avuto un raffredore o una influenza. Sarà un caso.

Una cosa bella è che aumenta il livello di attenzione. Sempre. Il pomeriggio, dopo mangiato, mentre gli altri sbadigliano, tu sei nel massimo della forma. Si dorme meno, ma si produce molto di più. Il sonno è più vigile, più pronto. In generale ti senti diverso, ti senti più presente e più controllato. Poi ti abitui, come sempre, a tutto, ed anche queste sensazioni spariscono.

Pian piano ti rendi conto che hai una nuova cucina davanti. E quindi ti inventi delle nuove ricette, con nuovi gusti, nuove quantità. La tabella dei carboidrati è il tuo nemico ma anche il tuo alleato. La devi leggere, memorizzare, investigare. C'è scritto cosa non devi mangiare. Ma ci sono anche i suggerimenti di cosa puoi mangiare e con un pò di fantasia che cosa ti puoi inventare.

La fermezza e la perseveranza sono gli elementi chiave. Soprattuto nelle cene, soprattutto con gli amici. Non c'è spazio per sgarrare. Atkins dice 20gr di carboidrati giorno. Il che significa davvero poco. Questo non significa 20gr di pasta, ma che i cibi che mangi devono avere così basso tenere di carboidrati da non superare i 20gr complessivi al giorno.

Infine, non è vero che questa dieta è più costosa di altre. Credevo di si, ma alla fine non è vero che il salame che mangi costa poi così tanto più del pane che mangiavi, ed in generale che il condimento è così drammaticamente più costoso di ciò che condisce. Sembra incredibile, ma non lo è, ed anche questo è un evidente segno dei nostri tempi. Buona dieta a tutti.

Monday, April 13, 2009

L'internet delle cose ?

C'era una volta, tanto tempo fa, l'internet delle persone. Si trattava di una rete in grado di mettere in contatto le persone presenti in qualsiasi parte del mondo, permettendo lo scambio di idee, lo scambio di materiali, la condivisione del lavoro, la comunicazione multimediale, e qualsiasi altra cosa potesse venire in mente. Sebbene complesso, il mondo dell'internet delle persone aveva pian piano identificato delle regole e dei meccanismi, un proprio linguaggio, un proprio modello di sostenibilità, un proprio ambito.

Poi, qualcosa è successo. Ci si è accorti che ogni persona possiede ed usa degli oggetti. Tanti oggetti. Diciamo più di mille per ogni persona, spesso anche più di diecimila. Ed allora l'idea è semplice. Come era per le persone, ora è per gli oggetti. Oggetti connessi. Oggetti che si parlano. Oggetti che si scambiano informazioni. Oggetti che si coordinano. Oggetti che vivono e popolano la rete.

Ma quali sono gli oggetti ? Andiamo dalla lampadina al semaforo, dalla lavatrice al contenitore del sapone, dalla busta al pattume, dalla macchina alla sedia, dal televisore alla scala, dall'ascensore alla camicia, dal dentifricio al bicchiere. Più ci pensi, e più sono gli oggetti. Oggetti che non possono attendere il tuo intervento, ed allora oggetti che si devono autoorganizzare, che devono pian piano assumere una loro autonomia, che devono funzionare un modo autonomo.

Ma allora internet diventa un oggetto molto più complicato. Con molti più soggetti, che diventano principalmente oggetti. Qualsiasi tipo di oggetto. E nasce l'internet degli oggetti, che per estensione, per flessibilità e per complessità è molto più grande ed importante dell'internet delle persone. La sensazione che spiazza e che se già l'internet delle persone, che già era una rivoluzione epocale, rischia di non essere avvertita come tale, l'internet degli oggetti che devasta completamente il rapporto tra le cose e delle cose, rischia semplicemente di accadere senza essere avvertita. Attenzione, le cose succedono molto più di quanto ci si accorga.

Wednesday, March 18, 2009

Donne velate e parabole ?

C'è un paese arabo che amo, che non mi ha dato i natali, ma ormai tanta ospitalità da sentirlo una seconda casa. L'ospitalità araba è pragmatica, insistono semplicemente sino a che tu non dici di si, e alla fine, ti senti un pò a casa. Negli ultimi 10 anni ho notato due cose, è aumentata la foresta di parabole ed è aumentata la foresta di veli.

La foresta di parabole è una sensazione innaturale, dall'alto, ovunque guardi, parabole. Nuove e vecchie; bianche, rosse, grigie; arrugginite e smaltate; tonde e ovali; con uno, due, tre illuminatori. Fili che dai tetti si lanciano folli verso finestre impensabili. Abbattono un muro, una casa, anti-edilizia selvaggia, e il giorno dopo nello spazio nasce un fungo, una parabola che guarda il cielo. Condivisione e condominio sono concetti che non sono neppure riuscito a spiegare. Allora uno pensa globalizzazione, omogenizzazione, tendenza all'inglese, uniformità ? Almeno, con la foresta di antenna, pensavo ad uno zoo di abitudini. Invece, nulla.

Donne non velate hanno un giorno messo il velo. Difficile capire, soprattutto per me. Difficile spiegare, soprattutto per loro. E' il caso di salutarle dando la mano ? Meglio di no, pare. Mano al cuore, sempre meglio. Il velo protegge. Dentro al velo non c'è una donna, c'è una casa. Un ambiente protetto. La donna vive in un'altra dimensione. Il velo è un po' come la veranda, uno spazio di interfaccia, qualcosa che avvicina ma separa, una zona dove accogliere, ma con distanza. Veli bianchi, molti diffusi. Neutri, come un colore diffuso nelle case, non appariscente, impersonale. E poi chi vuole emergere, con colori sgargianti, con vestiti improbabili, con trucchi esagerati, ma sopra, spesso, il velo.

Incredibile poi le gradazioni, solo la testa, la testa e la bocca, la testa la bocca e il naso con solo una finestra per gli occhi. Gli ultimi due casi spesso neri, tutto nero, senza un centimetro di pelle esposta, neppure le mani. E poi, tutte insieme, che ridono e scherzano, davanti ad una vetrina, di intimo improbabile, quasi scabroso per me, eppure, commentano, serie, pronte ad acquistare.

Chiedo, e mi informo. Centra la religione, è evidente. Ma non un obbligo, una convinzione, un preservare, un sentirsi parte, un mantenere la tradizione. E poi c'è tutta una serie di considerazioni tra loro, si sfottono quasi. Video incredibili della difficoltà di una completamente velata nel mangiare degli spaghetti, tentando l'approccio sia da sopra che da sotto il velo sul viso. Video mandati da una solo parzialmente velata, che gira con quella tutta velata e con un'altra senza veli. Ed insieme, si ride.

L'idea è che ti possa vedere solo chi non potrebbe pretenderti. L'idea è evitare la tentazione. L'idea, forse, è anche proteggersi dal vento e la sabbia. L'idea è respirare con qualcosa che protegga da uno smog che martella i polmoni. L'idea è vivere senza problemi, in un posto che potrebbe sparire, ma che ha una cultura ed una tradizione che merita di essere preservata. L'idea è rimanere e vivere, giorno per giorno, anche se la vita è molto meno lucida rispetto a quella proposta dal satellite.

Alla fine posso dire che faccio fatica a capire, ma ho un grande, enorme rispetto, sempre e comunque, per chi crede, in qualsiasi cosa. Al solito, sotto il vestito, niente.

Monday, February 23, 2009

Emigrazione di diritti ?

Per ogni singola nuova legge che limita la mia libertà personale, la mia libertà di azione ed alla fine anche la mia libertà di pensiero libero, mi rifugio in continuazione nell'idea che in un mondo globale esista un posto, un luogo, una nazione, ove tutti questi diritti esistano ancora, ed anzi, siano amplificati. E' un pò l'idea che esista una conservazione universale della libertà, ad ogni restrizione da un lato esiste un territorio di liberalizzazione dall'altro. In questa idea mi crogiolo nell'essere un cittadino del mondo, dimenticando la mia nazionalità. Se c'è un diritto di cui voglio godere, vado nel luogo ove questo diritto è riconosciuto. Ma poi mi guardo attorno. E mi chiedo se è giusto conquistare la terra dei diritti per mobilità, per emigrazione. Mi chiedo che cosa lascierò alle mie figlie. Mi chiedo se la costituzione ha un valore e se tutti vedono l'emigrazione dei diritti come la vedo io. E temo non sia così. Forse, ma dico forse, il modello di libertà conservativa non è quello corretto. Forse occorrerebbe avere libertà anche nella propria nazione, nel propria regione, nella propria città, nel proprio quartiere, nel proprio condominio. Riconduciamo, pian piano, la centralità sull'individuo e non sullo stato. Tutti insieme. La strada sta ad ognuno di noi trovarla.

Thursday, February 12, 2009

Voti ?

Il ricordo di un 6 e mezzo 7 meno meno mi rende stupito. Sono docente universitario da parecchi anni. I voti vanno dal 18 al 30. Poi c'è il 30 e Lode. Sono 14 voti, Lodi comprese. E ho sempre dato tutti i voti disponibili, tutti. Il 29, ad esempio, mi pare meglio di un 28, sembra banale, ma non lo è per tutti, alcuni docenti non considerano alcuni voti. Perchè ? Se i voti vanno da 0 a 10 si danno tutti. Chiaro che restringere il range tra il 4 e l'8, o ancore peggio tra il 5 e il 7, porta ad un appiattimento nei giudizi con valori intermedi impronunciabili, e soprattutto discutibili nella capacità di essere selezionati. Dare un voto è l'effetto finale di un processo di valutazione, dove in modo impersonale si cerca di capire che cosa un discente ha appreso, non chi sia, non che cosa pensi. Non importa se si è d'accordo o no con il discente, importa la comprensione dei fenomeni, delle teorie, delle espenrienze. Separare non è facile, ma è appunto la base del processo di valutazione. Ora, quali sono i canoni per dare voti ad un comportamento in condotta ? Uno fermo e silenzioso è bravo e merita 10 ? Oppure uno fermo e silenziono e pigro e merita 4 ? Uno agitato genera disturbi e merita 6 ? Oppure uno agitato anima la discussione e merita 8 ?

Saturday, February 7, 2009

Testamento Biologico ?

Non mi spaventa la morte. Mi spaventa lasciare le mie figlie, non vederle più e non poterle aiutare. Mi spaventa non poter più condividere la quotidianità con mia moglie. Mi spaventa non confrontarmi più con gli amici. Non sono triste per quello che non ho fatto. Se qualcuno mai vorrà raccogliere i miei scritti scientifici, l'unica eredità a cui tengo, ne troverà parecchi, belli e brutti, che guardano avanti ed indietro. Ne potrei fare altri, ma un segno, fortunatamente, già c'è. Se qualcuno vorrà portare avanti i miei progetti, ne troverà tanti, e sicuramente sarà capace di completarli, fermarli, modificarli, come, se non meglio, di me. Ho ancora tante cose da fare, ma se ne hanno sempre, a qualsiasi età, in qualsiasi momento, almeno per me è sempre stato così. Vivere solo per fare le cose, per concretizzare il pensiero, per produrre un pensiero produttivo. Se questo non avviene, non è vivere. Ed allora, devo essere chiaro, se un giorno la mia testa non c'è più, se ho perso la capacità di fare, di sentire, di produrre, di partecipare, allora, per il mio modo di essere, ho cessato di essere chi sono, non sono più Gianluca. E quello che rimane non deve essere oggetto di accanimento alcuno. Non temo la morte ma sono spaventato, terrorrizzato, timoroso del dolore, dell'attesa, della speranza, dell'ansia. Non mi lasciate li. Prendete quello che c'è di me e, se serve, distribuitelo. Organi e quant'altro. Io cerco di mantenerli in buona forma. Mi piacerebbe servissero. Il resto, vorrei delle ceneri, occupano poco spazio, ci sono già troppi che occupano risorse, e stiamo crescendo, un occhio al futuro, un futuro che non sarebbe più mio. Infine, non voglio essere un peso. Le mie figlie, la mia famiglia, i miei amici, devono spegnermi quando e nel caso io non ci sia più. E se non lo possono fare qui, hanno sin da ora il mandato di portarmi dove si può fare, dove la legge lo prevede, dove in un mondo globale c'è una sacca di tolleranza per un ateo che ama la vita ma vuole essere in realtà e non in potenza. Grazie. E se questo si vuole chiamare testamento biologico, sebbene non sia ancora un atto giuridico, ebbene che lo sia, ed il blog rappresenti la forma più naturale di pubblicazione. Evviva la vita, solo quando c'è !

Wednesday, February 4, 2009

Il Grande Fratello è arrivato ?

Oggi google ha lanciato un nuovo servizio. Si chiama latitude. Il tuo cellulare, se tu vuoi, invia informazioni su dove sei. I tuoi amici, che tu hai autorizzato, vedono la tua posizione, in una bella mappa di google map. Il sistema funziona benini, anche se è neonato. Da cellulare puoi vedere dove sono i tuoi amici. Da web puoi fare lo stesso. Questo è grande fratello oppure è una grande possibilità ? Tecnicamente, una prima analisi porta a dire che questo sistema gratuito è ben fatto, e poco costoso anche come impegno di banda, e quindi come costo sulla bolletta telefonica parte dati. Umanamente due considerazioni: la privacy e la reperibilità. Voglio sapere dov'è mio figlio ed ho diritto di farlo. Vorrei sapere dov'è mia moglie e se lei non me lo nega ora posso farlo. Vorrei finalmente trovare un amico che so essere vicino e riesco a trovarlo anche se ho un senso dell'orientamento nullo. Vorrei non essere trovato, visto, cercato, ed allora questo sistema non fa per me. Ma anche vorrei continuare a dire le piccole bugie che mascherano le dimenticanze o le svogliatezze, e questo, ora non posso davvero più permettermelo. E' una via controllata, ma posso scegliere. La mia trasparenza ed amore per la tecnologia mi porta a dirti dove sono, sempre. Ma tu che cosa te ne farai di questa informazione ? Oppure, cosa dedurrai dal fatto che non ti concedo proprio questa informazione ? Anche qui google ha risolto qualche problema... puoi scegliere tra la tua posizione vera o una posizione opportuna che vuoi comunicare ! Evviva la tecnologia ?

Friday, January 2, 2009

PILLOLA 2009 ?

2 stelle effimere
20 soli calienti
200 lune mosse
2009 auguri turbinanti