Friday, December 28, 2007

Senza Limiti ?

Guidare in Germania, sulle autostrade, è strano. Intanto non si pagano, o almeno quelle che faccio di solito io sono gratuite. Poi non ci sono limiti di velocità. Un concetto strano. Ripeto, non ci sono limiti di velocità. C'è una velocità, generica, consigliata, 130Km/h. Poi si sono dei pannelli che indicano il limite, eventuale ma tassativo, sul tratto. E poi il cartello fine del limite di velocità significa che puoi fare la velocità che vuoi, i 350Km/h, se vuoi o se puoi. Alcune osservazioni sono importanti. Tutti rispettano i limiti. Se ad un certo punto c'è scritto 90Km/h, tutti frenano e da quel punto fanno i 90Km/h, non i 95Km/h. Poi, dopo un pò, quando finiscono i divieti, ripartono ognuno alla velocità che preferisce. Improvvisamente capisci perchè sul mercato ci sono automobili che fanno i 280Km/h: perchè esiste un posto dove si possono fare. Poi ti chiedi se non sono matti e pieni di incidenti e scopri che il parametro è il numero di decessi funzione del prodotto veicolo per kilometri, misurato ogni miliardo di veicoli*km; nel 2003 la Germania era a 9.7, l'Italia a 10.9, cioè oltre il 10%. Non si tratta di un parametro solo per le autostrade, ma già questo dato è significativo: andare piano non significa per forza non aver problemi. In pratica andare forte dove si può, piano dove si deve, potrebbe essere meglio che andare a caso, sempre, senza capire come andare. In Germania quando vedi un divieto capisci che è li per preservare l'incolumità del guidatore, per aiutarti. Se provi ad andare più forte effettivamente non ti senti sicuro e capisce il razionale della regola. In Italia a volta non sai a che velocità dovresti andare. A volte trovi più cambiamenti in 100 metri, su un rettilineo, non capisci davvero perchè, ed il limite è molto più basso di quello che potrebbe essere. In queste condizione ti viene da non rispettarlo, perchè pare punitivo, invece che razionale. Spesso, ultimamente, trovi anche un qualcosa a verificarti nel punto di variazione: 90Km/h, 60Km/h, Autovelox, 90Km/h; su un rettilineo... c'è riflettere... Quindi limiti, ma limiti sensati. Tu come guidi ?

Wednesday, December 19, 2007

Detrazione affascinante ?

Molto spesso mi interrogo su che cosa farei io se. Un gioco difficile, che esce dalla critica e cerca di entrare in modo propositivo nella sostanza. Molto spesso non trovo soluzioni, o quando ne trovo una che mi sembra brillante, riflettendoci accuratamente, risulta spesso non così geniale. Questo è particolarmente vero quando si ragiona sulla fiscalità. Oggi, però, ho sentito una idea che mi ha colpito più di altre. La domanda è: che cosa succederebbe se tutti potessimo detrarre, integralmente, le nostre spese nella nostra dichiarazione dei redditi ? Pensando che alla parola tutti corrispondono le persone fisiche e non solo le imprese. Quali effetti. Per detrarre qualcosa bisogna intanto averlo speso ufficialmente, per cui occorre avere una prova dell'acquisto, cioè uno scontrino, una fattura. Immediata la lotta all'evasione in quanto la mancanza di una fattura equivale alla mancanza di una detrazione. Come dire che aumenta l'esercito dei finanzieri, da qualche migliaia a molti milioni. L'effetto potrebbe essere devastante. Che succede però al mancato introito per la detrazione. Da un lato potrebbe essere equilibrato dall'aumento del gettito per emersione. Dall'altro si potrebbe procedere modificando opportunamente lo schema delle aliquote. Sembrerebbe una manovra semplice, tutti a raccogliere scontrini, invece che a liberarcene contestualmente all'acquisto. Inoltre, pensando di dedurre, spenderei di più, e forse potrebbe essere un bene per l'economia. In pratica penserei che più compro più deduco. Un mercato decisamente diverso. Archiviando questa idea, che cosa faresti tu se ?

Thursday, December 13, 2007

Open Source ?

Scrivevo del software. Mi pagavano per farlo. Il software veniva venduto, spesso non esisteva ancora quando veniva firmato il contratto, poi in fretta si adattava quello che si aveva, il know how, per farlo diventare il prodotto venduto. Poi la manutenzione: sposta, cambia, migliora. I sorgenti rigidamente custoditi, e comunque assolutamente incomprensibili. Il formato dati assolutamente proprietario, inventato, comunque assolutamente non documentato. Ma si viveva bene. Poi, un giorno, qualcuno scrive un programma e pubblica il codice in rete. A disposizione di tutti. Il bello è che leggendolo lo capisci. Chi pubblica è un pò come uno scrittore, si rivolge al pubblico, non scrive per un solo committente, scrive per tutti. E nascono le community, tanti che insieme lavorano ad un solo progetto, ognuno si specializza su qualcosa, il risultato è entusiasmante. Nasce l'Open Source. Spesso il codice è molto meglio di quello che so scrivere io. Invece di avere un tester o due, finalmente una intera comunità che prova, che non si aspetta nulla, ma che con dovizia tecnica aiuta costantemente a migliorare il sistema. La paura per chi faceva soluzioni proprietarie è grande. Un tam tam minaccioso, spaventati dall'idea di non avere più un mercato. Semplicemente cambia il mercato. Prima si scriveva codice, oggi si arricchisce codice già scritto; prima si era soli, ora si è in tanti; prima si passava il tempo a fare debug, ora si passa a fare nuove funzioni; prima si partiva da zero, ora si sceglie tra l'esistente. Il lavoro di una software house è solo cambiato, non è assolutamente stato annullato. Il mercato è affascinante, tutti sviluppano, poi si customizza, poi si adegua, poi si fa manutenzione. Alla fine le opportunità sono più di prima, soprattutto per le piccole aziende, che possono proporre sistemi complessi prima impensabili. Un nuovo mercato, ma è un traguardo ? A giudicare dal trend attuale, pensando all'utente finale, assolutamente no. Nuove tendenze stanno facendo capolino, Web 2.0 è solo un esempio. Evviva l'Open Source, come metodo, non come scelta precostituita. Ed è subito neutralità.

Tuesday, December 11, 2007

Box saturo ?

All'ingresso della mia casa impera un cartello di un gestore di telecomunicazioni che dichiara la presenza della fibra ottica nel palazzo, con mirabili servizi collegati. Ordinata una banale connessione a banda larga allo stesso gestore, dopo soli 2 mesi arriva un tecnico che con 5 secondi di permanenza dichiara che il box è saturo. Interessante. Cosa significa ? Significa che la fibra in realtà qui non c'è, anche se il cartello dice il contrario. Significa che per connettermi occorre usare un doppino, e l'unico gestore che sino ad ora lo ha a disposizione è Telecom Italia, e qualunque gestore per ora lo compra all'ingrosso da Telecom Italia. Significa che tutti i doppini di Telecom Italia nel mio palazzo sono già occupati e quindi non è possibile portare una nuova linea. Significa che non posso avere un doppino per me e non avendo una linea precedente non posso avere una linea dati per la banda larga. Significa che devo attendere il piano di aggiunta linee che dovrebbe predisporre Telecom Italia. In pratica, significa che la banda larga me la scordo sino a data da destinarsi. Un tempo, quando il servizio era di Stato, mi potevo lamentare, con lo Stato. Oggi, mi devo lamentare con l'operatore dominante. Ma è diverso. Diversa è la logica di business. Diversa è la logica di servizio. Nel mondo di Internet l'obbligatorietà è ancora data dai servizi universali. Il telefono è un servizio universale, la banda larga non lo è. Questo significa che se chiedo una linea telefonica non dovrebbero negarmela. Se chiedo una linea dati, possono negarmela. Il fenomeno del box saturo è in aumento. Non ci sono dati, ma le sensazioni sono negative. In alcune zone, densamente popolate, si arriva a misurare un disagio superiore al 10%. Significa che un contratto su dieci è soggetto al fenomeno del box saturo, cioè non verrà ottemperato. La preoccupazione è che poco si sta facendo per combattere questa nuova forma di divario digitale, che arriva a diventare una disciminazione. La liberalizzazione è una strategia interessante per il mercato, ma a volte gli effetti collaterali sono preoccupanti. La nuova domanda è: hai il box saturo ?

Friday, December 7, 2007

Variante di valico ?

Nel 2001 è iniziata una esperienza entusiasmante: la variante di valico. Dopo 6 anni non è conclusa. Per anni non si sono capite tante cose, anche dopo la fase di progetto, anche durante la costruzione. Voci della montagna millantavano l'apertura di nuovi caselli. Altre la chiusura di caselli esistenti. Amici hanno venduto casa. Ristoranti e Hotel hanno atteso inutilmente personale di cantiere, rincorrendo il sogno della costruzione dell'A1, dove alcuni si erano arricchiti, ed altri avevano cambiato lavoro. Alcuni cartelloni enormi hanno fatto un estenuante count down, un numero al giorno, partendo dal oltre 1000. Oltre 1000. Non male pensando che l'A1 ha visto a posa della prima pietra nel '56 ed il completamento della Bologna-Firenze nel '60, cioè solo 4 anni dopo, partendo dal nulla, con i mezzi dell'epoca. Non banale anche pensando che allo scadere del count down, a cui nessun frequentatore aveva mai creduto, nulla è stato effettivamente inaugurato nell'immediato. Oggi, dopo 6 anni, non si è riusciti a terminare la variante, la tecnologia, evidentemente, ha il suo peso, qui però è negativo. Ancora più entusiasmante pensare che il tempo di percorrenza tra Bologna e Firenze, a regime, quando tutto sarà inaugurato, sarà molto più lento di prima. Semplicemente perchè i limiti sono ormai quasi ovunque a 90Kmh, con una strada più larga, con più corsie, con più gallerie, con meno curve, ma con più limiti. Dopo 6 anni di lavori, dopo migliaia di incidenti, dopo aver inseguito nella notte linee gialle che sembrano disegnate da un astrattista, finalmente si va tutti più piano, e misteriosamente, una corsia è sempre chiusa con lavori in corso. Ma non per giorni, bensì per mesi, per anni. Facciamo stupende gallerie lunghe, dritte, illuminate, con 3 corsie, con una di emergenza, con un misterioso marciapiede, e chiudiamo una corsia, senza apparenti motivi. Avevo salutato con estremo piacere la variante di valico. Oggi, se posso, la evito.

Tuesday, December 4, 2007

A pieni polmoni ?

Il giovedì non posso girare, non sono dell'Euro giusto. Alla domenica non posso girare in tutti i comuni, in uno si, in uno no. Da ottobre a dicembre valgono un insieme di regole. Da gennaio a marzo cambiano, un anno in meglio, un anno in peggio. Però ci sono 22 casi particolari per cui posso girare. Ad esempio se vado ad un funerale, anche se non so come dimostrarlo, forse con il santino mortuario, a posteriori. Oppure, posso essere un ministro del culto, di qualsiasi culto. Quasi quasi ne faccio uno. Oppure posso comprare un'auto Euro 1000, che per un anno va bene, fino a che non esce la Euro 1001, ed allora la devo cambiare di nuovo. I bambini aiutano, una macchina carica di bambini può girare sempre ed ovunque. Anche andare a prendere un figlio a scuola è un buon motivo per girare, con un foglietto rilasciato dalla scuola, con percorsi improbabili, gli stessi fantasiosi percorsi per raggiungere i parcheggi scambiatori, per i quali, purtroppo, immancabilmente, mi perdo, ma nelle vicinanze. Il lato buono è che respiro. C'era un punto dove camminando mi veniva sempre mal di testa. Oggi non ci cammino più, perchè non è consigliabile la zona, però sono convinto che l'aria sia migliorata molto, o almeno lo smog non da fastidio a chi ci bivacca. Ma poi, eccolo. Tra macchine Euro 1000, tra ritrovati della tecnologia, tra oggetti che eruttano Chanel, imperterrito, il Tigrotto del 1957, che erutta solo fumo nero, acre, intenso, che entra nel tuo abitacolo, che ti penetra addosso, che rimane sui vestiti, che sporca addirittura il vetro anteriore, palpabile. Il Tigrotto prosegue scoppiettando, reperto archeologico che suscita un sussulto nel cuore, sia per quanto inquina, sia per i ricordi di un tempo passato. Nessuna sa perchè gira. Nessuno sa dove va. Tutti sanno che non dovrebbe mai più essere acceso, neppure per prova, eppure... Ed è subito smog.