Per ogni singola nuova legge che limita la mia libertà personale, la mia libertà di azione ed alla fine anche la mia libertà di pensiero libero, mi rifugio in continuazione nell'idea che in un mondo globale esista un posto, un luogo, una nazione, ove tutti questi diritti esistano ancora, ed anzi, siano amplificati. E' un pò l'idea che esista una conservazione universale della libertà, ad ogni restrizione da un lato esiste un territorio di liberalizzazione dall'altro. In questa idea mi crogiolo nell'essere un cittadino del mondo, dimenticando la mia nazionalità. Se c'è un diritto di cui voglio godere, vado nel luogo ove questo diritto è riconosciuto. Ma poi mi guardo attorno. E mi chiedo se è giusto conquistare la terra dei diritti per mobilità, per emigrazione. Mi chiedo che cosa lascierò alle mie figlie. Mi chiedo se la costituzione ha un valore e se tutti vedono l'emigrazione dei diritti come la vedo io. E temo non sia così. Forse, ma dico forse, il modello di libertà conservativa non è quello corretto. Forse occorrerebbe avere libertà anche nella propria nazione, nel propria regione, nella propria città, nel proprio quartiere, nel proprio condominio. Riconduciamo, pian piano, la centralità sull'individuo e non sullo stato. Tutti insieme. La strada sta ad ognuno di noi trovarla.
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