Saturday, October 4, 2008

Gli Statali si Licenziano ?

E' un fenomeno strano e inconsueto. Molti conoscenti ed amici, statali, si stanno licenziando dai loro ruoli. Stanno uscendo dalla macchina statale. Attratti o affascinati dal privato. Un trend in aumento. Qualcosa di assurdo rispetto all'antico dettame, che voleva il posto statale come il coronamento della sicurezza, della tranquillità e del posto fisso. Oggi si scappa. Si scappa forse perchè le prospettive di carriera non ci sono più, perchè tutto pare non solo fermo ma anche in recessione, in contrazione, in diminuzione. I bravi, coloro che sono stati convinti a fare gli statali, ma che spesso neppure si rendono conto che il loro datore di lavoro è davvero lo stato, che lavorano anche e soprattutto per il gusto di fare, stanno perdendo il senso dell'insieme, dell'unità e dell'utilità. Semplicemente, migrano in lavori dove possono ritrovare i loro ideali e possono indirizzare un futuro più possibilista e meritocratico. I bravi, sono coloro che hanno nel dna la parola riconversione, che non hanno paura delle sfide, e che hanno un patrimonio di conoscenze e capacità comunque e ovunque invidiabile. Non tutti, purtroppo, abbracciano la categoria dei bravi. Oppure è stanchezza, perchè seppur consci di fare parte di una grande cosa pubblica, è difficile resistere all'insulto continuo, quasi generalizzato, che pubblico significa non lavorare, non fare, non essere utile, quasi si arrivi ad essere un ladro di beni e soldi, non del vicino, ma ancor peggio della collettività tutta. E così molti se ne vanno. Ed è una perdita, spesso di alte professionalità, di profili costruiti con difficltà e non sempre così semplici da sostituire. Che cosa succede se una mattina tutti gli statali si licenzieranno ? In una azienda una tale situazione declinerebbe il fallimento, ma nello stato ?

1 comment:

ArdizZ said...

La voglia di scappare (ma dove?) viene... Il lavoro in UniFe portato avanti assieme in questi anni dimostra che il sistema si può cambiare da dentro, se si vuole. Si può cambiare con l'esempio, con la goccia cinese che tutti giorni scava nella roccia di 600 anni di storia. Forse ci sarà un terremoto, rimarrano in piedi pochi edifici e si ricomincerà da capo; il cambiamento fa paura, ma il cambiamento è necessario.