Sunday, June 15, 2008

Nativi ?

Per tanti anni mi hanno convinto che i nativi erano gli indiani americani. Una popolazione sfortunata, turlupinata, circondata, relegata, ubriacata e spesso anche sfruttata. Non certo un esempio positivo di rapporto razziale. Spesso un esempio taciuto di rapporto. Per me il nativo è da tempo un segno di estinzione, un uomo con un vestito tradizionale ma anche con un cellulare che suona. Poi ho avuto la folgorazione. In un convegno qualcuno elogiava il nativo, per le sue capacità. Ascoltandolo, il nativo si districava lieve tra la tecnologia. Non ne conosceva i più ardui anfratti, tutt'altro. Il nativo volava nella tecnologia. Un neo calabrone, seguendo l'ormai ovattato moto "... il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla sua superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare...". Il nativo è natura tecnologica, nasce e vive nel digitale, di cui non conosce gli anfratti scientifici ma solo i risvolti tecnologici, e su quelli diventa naturale, spontaneo. E' semplicemente un altro mondo. Il nativo ha soluzioni, non cerca soluzioni, spesso è soluzioni. Intere teorie sul controllo, sull'ottimizzazione e sulla sicurezza, pensieri di anni e di esperti, sono sgretolati in minuti dalla semplicità d'azione del nativo, che spontaneo, vola infermabile. La rete è solo un esempio di spazio di volo. Mi sento dinosauro. Il nativo è spontaneo. Ricordo in un film "...non posso pensare lentamente come lei neppure se volessi...". Si tratta di una evoluzione della specie? In attesa di una risposta, i nativi aumentano, i non nativi calano, è una questione anagrafica. Quindi, benvenuto, o nativo digitale.

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