Scrivevo del software. Mi pagavano per farlo. Il software veniva venduto, spesso non esisteva ancora quando veniva firmato il contratto, poi in fretta si adattava quello che si aveva, il know how, per farlo diventare il prodotto venduto. Poi la manutenzione: sposta, cambia, migliora. I sorgenti rigidamente custoditi, e comunque assolutamente incomprensibili. Il formato dati assolutamente proprietario, inventato, comunque assolutamente non documentato. Ma si viveva bene. Poi, un giorno, qualcuno scrive un programma e pubblica il codice in rete. A disposizione di tutti. Il bello è che leggendolo lo capisci. Chi pubblica è un pò come uno scrittore, si rivolge al pubblico, non scrive per un solo committente, scrive per tutti. E nascono le community, tanti che insieme lavorano ad un solo progetto, ognuno si specializza su qualcosa, il risultato è entusiasmante. Nasce l'Open Source. Spesso il codice è molto meglio di quello che so scrivere io. Invece di avere un tester o due, finalmente una intera comunità che prova, che non si aspetta nulla, ma che con dovizia tecnica aiuta costantemente a migliorare il sistema. La paura per chi faceva soluzioni proprietarie è grande. Un tam tam minaccioso, spaventati dall'idea di non avere più un mercato. Semplicemente cambia il mercato. Prima si scriveva codice, oggi si arricchisce codice già scritto; prima si era soli, ora si è in tanti; prima si passava il tempo a fare debug, ora si passa a fare nuove funzioni; prima si partiva da zero, ora si sceglie tra l'esistente. Il lavoro di una software house è solo cambiato, non è assolutamente stato annullato. Il mercato è affascinante, tutti sviluppano, poi si customizza, poi si adegua, poi si fa manutenzione. Alla fine le opportunità sono più di prima, soprattutto per le piccole aziende, che possono proporre sistemi complessi prima impensabili. Un nuovo mercato, ma è un traguardo ? A giudicare dal trend attuale, pensando all'utente finale, assolutamente no. Nuove tendenze stanno facendo capolino, Web 2.0 è solo un esempio. Evviva l'Open Source, come metodo, non come scelta precostituita. Ed è subito neutralità.
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