Esistono due sistemi, attualmente in transizione, quello contributivo e quello retributivo. Per capirci qualcosa consideriamo la storia del signor Nero: viene assunto con un certo stipendio, lavora per 40 anni, alla fine della carriera il suo stipendio base si è triplicato rispetto a quello di ingresso grazie al suo aumento di professionalità, il tasso di inflazione è del 2% anno e lo stipendio effettivo viene rivalutato ogni anno di tale coefficiente. Ecco la retribuzione lorda annua partendo da una base di 15000€: 15000, 16084, 17206, 18367, 19567, 20807, 22090, 23415, 24785, 26200, 27661, 29171, 30730, 32340, 34001, 35717, 37487, 39314, 41199, 43144, 45149, 47218, 49352, 51552, 53820, 56159, 58569, 61054, 63614, 66252, 68971, 71771, 74656, 77628, 80689, 83841, 87087, 90429, 93870, 97413 Supponiamo che per ogni anno vengo accantonato il 33% della retribuzione a fini pensionistici. Questa percentuale varia in funzione della tipologia di lavoro. La contribuzione complessiva, attualizzata, del signor Nero, è pari a 857239€ all'atto del pensionamento. Supponiamo che il signor Nero abbia una speranza di vita di ulteriori 25 anni.
Con il sistema retributivo pensione del signor Nero è pari alla media degli ultimi 5 stipendi, quindi la pensione parte con un lordo di 90528€. Al termine della sua vita, dopo ulteriori 25 anni, sempre con un tasso del 2% di aggiornamento, arriverà a 145609€ annui. Complessivamente la pensione ha portato ad un esborso, attualizzato alla fine della vita del signor Nero, pari a 3.6M€ mentre l'accantonamento dei 859239€ hanno fruttato 1.4M€. Il piccolo problema di questo esempio è che il Signor Nero ha percepito molto più di quanto ha versato. In particolare, l'ammanco è di oltre 2.2M€. La situazione mi pare grave.
Con il sistema contributivo, invece, la contribuzione complessiva attualizzata determina la pensione lorda mediante un coefficiente di trasformazione funzione dell'età in cui si è andati in pensione. Tale coefficiente, ad esempio è 4.72% a 57 anni, 4.86% a 58 anni, 5.00% a 59 anni, 5.16% a 60 anni, 5.33% a 61 anni, 5.51% a 62 anni, 5.70% a 63 anni, 5.91% a 64 anni, 6.13% a 65 anni. Supponendo il caso medio di 5.3% si ha una pensione di 45433€ che è la metà di quanto presente con il sistema retributivo, fissata a 90528€. Alla fine della vita del Signor Nero la pensione pari a 73076€ contro i 145609€ del sistema retributivo. Complessivamente la pensione ha portato ad un esborso, attualizzato alla fine della vita del signor Nero, pari a 1.8M€ contro i 1.4M€ dell'attualizzazione dell'accantonamento. Anche in questo caso il signor Nero ha percepito più di quanto ha versato, l'ammanco è passato da 2.2M€ a 0.4M€. La situazione è grave, se vogliamo meno di prima.
A voi le considerazioni. Questi conti dimostrano solo, nella loro generalità, che a parte la differenza significativa di trattamento, anche la "nuova soluzione" non funziona. Ovviamente si possono cambiare i coefficienti, rendendo le pensioni con il sistema contributivo sempre più basse. E' un pò strano che oggi chi paga le pensioni per il sistema contributivo, sta mantenendo quelli che sono in pensione con il retributivo. Chissà chi pagherà le pensioni ai contributivi...
Con il sistema retributivo pensione del signor Nero è pari alla media degli ultimi 5 stipendi, quindi la pensione parte con un lordo di 90528€. Al termine della sua vita, dopo ulteriori 25 anni, sempre con un tasso del 2% di aggiornamento, arriverà a 145609€ annui. Complessivamente la pensione ha portato ad un esborso, attualizzato alla fine della vita del signor Nero, pari a 3.6M€ mentre l'accantonamento dei 859239€ hanno fruttato 1.4M€. Il piccolo problema di questo esempio è che il Signor Nero ha percepito molto più di quanto ha versato. In particolare, l'ammanco è di oltre 2.2M€. La situazione mi pare grave.
Con il sistema contributivo, invece, la contribuzione complessiva attualizzata determina la pensione lorda mediante un coefficiente di trasformazione funzione dell'età in cui si è andati in pensione. Tale coefficiente, ad esempio è 4.72% a 57 anni, 4.86% a 58 anni, 5.00% a 59 anni, 5.16% a 60 anni, 5.33% a 61 anni, 5.51% a 62 anni, 5.70% a 63 anni, 5.91% a 64 anni, 6.13% a 65 anni. Supponendo il caso medio di 5.3% si ha una pensione di 45433€ che è la metà di quanto presente con il sistema retributivo, fissata a 90528€. Alla fine della vita del Signor Nero la pensione pari a 73076€ contro i 145609€ del sistema retributivo. Complessivamente la pensione ha portato ad un esborso, attualizzato alla fine della vita del signor Nero, pari a 1.8M€ contro i 1.4M€ dell'attualizzazione dell'accantonamento. Anche in questo caso il signor Nero ha percepito più di quanto ha versato, l'ammanco è passato da 2.2M€ a 0.4M€. La situazione è grave, se vogliamo meno di prima.
A voi le considerazioni. Questi conti dimostrano solo, nella loro generalità, che a parte la differenza significativa di trattamento, anche la "nuova soluzione" non funziona. Ovviamente si possono cambiare i coefficienti, rendendo le pensioni con il sistema contributivo sempre più basse. E' un pò strano che oggi chi paga le pensioni per il sistema contributivo, sta mantenendo quelli che sono in pensione con il retributivo. Chissà chi pagherà le pensioni ai contributivi...
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