Per molti anni ho creduto che il divorzio fosse una grande conquista di libertà. Chi vuole può divorziare, anche con una azione monoloterale e non continuare a vivere in una situazione sgradevole di conflitto e di sofferenza. Poi ci sono le case. Poi ci sono i figli. Poi ci sono i soldi. Questi tre elementi trasformano il divorzio in una complessa transazione, trasformano ciò che la giurisprudenza non considera un contratto, in quello che diventano delle reali condizioni di recesso. Ed allora inizia un lungo valzer, fatto di colpi bassi, fatto di rettifiche, di spartizioni, di sentenze. C'è una cosa interessante. Se sei sposato in chiesa puoi ricorrere alla Sacra Rota. Un tribunale ecclesiastico, infatti, dopo una attenta verifica, due livelli di giudizio espletati in circa due anni, può arrivare a dichiarare la nullità del matrimonio. E allora che succede ? Ti sei sposato in chiesa, e per il concordato con la chiesa il matrimonio ha avuto anche un riconoscimento civile. Se il tribunale religioso cancella il matrimonio religioso, anche quello civile viene meno. In pratica non ti sei mai sposato, non è mai successo nulla. Non c'è più nulla da discutere. E' come se mai nulla fosse accaduto. E non si parla più di case, di figli, di soldi. Strano vero ? Avevo idea che il divorzio fosse una grande conquista di libertà laica. Invece lo è molto molto di più l'intervento della Sacra Rota. E se parte in parallelo il divorzio civile e l'annullamento della Sacra Rota ? Vince chi arriva primo. Una corsa tra stato e chiesa. Pensi che sia una esagerazione ? In realtà è un fatto. Inoltre, i 3 anni per il divorzio civile ovviamente non esistono nel caso di un annullamento.
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